Previsioni Meteo stagionali, analisi sui possibili colpi di coda dell’inverno nel mese di Marzo

Previsioni Meteo stagionali: si conferma una maggiore tendenza a circolazione più invernale tra fine mese e buona parte di marzo. Ecco le fasi più a rischio

Previsioni Meteo Stagionali – È trascorsa quasi tre quarti di stagione invernale e, sotto l’aspetto dell’instabilità, essa è stata decisamente carente. Sotto l’aspetto termico, sino a ora, si è avuto una stagione pressoché in linea con le temperature tipiche del periodo sull’Italia centro-meridionale, al di sopra della norma sull’Italia settentrionale. Dunque, a mancare sostanzialmente sono state le attività cicloniche e depressionarie, poiché gran parte del Mediterraneo, soprattutto centro-occidentale, è stato egemonizzato, dalla terza decade di dicembre sino a questi giorni, da una persistente azione anticiclonica stabilizzante.

E l’alta pressione continua a dominare  anche in questo febbraio, con buona performance già i primi 10 giorni trascorsi e altrettanta buona performance si annuncia nei prossimi 10, quindi anche gran parte di febbraio potrebbe trascorrere all’insegna di un’alta pressione intramontabile.

Ma in un nostro editoriale sull’analisi stagionale fatto in gennaio (brutte notizie dalla stratosfera, l’inverno può riscattarsi solo a marzo), avevamo già anticipato che per un lungo periodo, almeno 40 giorni, l’inverno avrebbe potuto latitare, a causa di un evento estremo di raffreddamento stratosferico, cosiddetto “ESE COLD”, accorso in stratosfera intorno alla metà di gennaio. Naturalmente potevano essere considerate delle temporanee fluttuazioni del getto, occasionalmente favorevoli a raid più freddi anche per l’Italia, come pure vi sono state, ma senza continuità e soprattutto veloci. 

Un raffreddamento importante come quello di gennaio in sede stratosferica, con superamento della soglia  1,5 del NAM, infatti, inibisce pulsazioni polari verso le medie e basse latitudini europee al più, se il VP ha attitudini ellittiche, può incentivare un asse polare verso gli Stati Uniti, dove più fisiologicamente può orientarsi per ovvie ragioni di continuità continentale e di raffreddamento dei bassi strati, e non direzionarsi sul vecchio continente verso cui si frappongono aree marine.  E così di fatto è stato. A dire il vero, il periodo di minime o assenti fluttuazioni del flusso polare verso l’Europa, in seguito ad un evento estremo di raffreddamento come quello accorso in gennaio, sarebbe potuto essere anche superiore ai 40 giorni, fino a 60 giorni, come da letteratura, tuttavia per una anomalia nella formazione dello stesso Evento Stratosferico Estremo, siamo stati e siamo ancora del parere che possa trascorrere il periodo più breve di ignavia, anzichè quello più lungo. Ci sarebbe da dire anche che, nel frattempo, specie in questi giorni, ci sono stati e ci saranno altri eventi di raffreddamento in stratosfera, forse ancora più consistenti di quelli di gennaio, tuttavia, da letteratura, sappiamo che a condizionare le faccende troposferiche è il primo evento ESE, magari quelli successivi possono condizionare la circolazione solo in riferimento al periodo nel quale accadano. 

Tutto ciò premesso, approssimativamente la fase di condizionamento ESE  dovrebbe iniziare a essere smaltita dalla terza decade di febbraio. Quindi, a iniziare appunto dall’ultima settimana del mese in corso e poi per gran parte di marzo, riteniamo che possano aversi più chances per le ultime speranze di inverno, in questa stagione piuttosto scarna di occasioni fredde.  Le maggiori chances dovrebbero derivare da un assetto barico ricorrente del tipo espresso nella seconda immagine, con fulcro dei nuclei artici o subpolari concentrati in sede scandinava e alta pressione, la persistente alta pressione, a più basse latitudini con asse, però, più sbilanciato a Ovest e con predisposizione a slanci meridiani verso il Nord Atlantico.

Oltre alle considerazioni di cui sopra abbiamo anche altri riscontri, predisponenti l’assetto barico illustrato, di cui abbiamo già fatto rilievo nei precedenti editoriali. A tal proposito rinveniamo, ad esempio, nelle code modellistiche, nuovi moderati warmings sempre in sede stratosferica polare, praticamente assenti in questa fase e da diversi giorni a questa parte, che invece potrebbero tornare a infastidire l’asse del VP proprio nell’ultima parte di febbraio, come mostra la prima immagine. 

Per di più, l’analisi dei consueti indici descrittivi AO, NAO e PNA,  conferma un sostanziale decadimento dei primi due e crescita dell’ultimo verso la neutralità, ancora una volta a iniziare dall’ultima parte di febbraio e, poi, in diverse altre occasioni nel corso di marzo.  Sulla base di queste indagini, abbiamo approntato il nostro consueto grafico riguardante le fasi di maggiore intrusività dell’onda atlantica verso il polo e, quindi, le fasi in cui con maggiore probabilità si potrebbero realizzare azioni fredde anche verso il Mediterraneo centrale e verso l’Italia. Nello schema riportato nella seconda immagine, è bene visibile come una prima di queste fasi possa aversi  proprio a cavallo tra la fine della seconda decade di febbraio e i primi giorni della terza, anche se in questo caso si tratta di un timido tentativo di intrusività, i cui effetti potrebbero essere anche marginali. Tra la fine di febbraio e soprattutto poi nel corso della prima settimana di marzo, invece, le predisposizioni per azione meridiana sarebbero maggiori e, quindi, in quella fase, potrebbe realizzarsi un tentativo di azione invernale più consistente e magari anche più duraturo. A seguire, altro tentativo dopo metà marzo, ugualmente di interessanti proporzioni.

Infine, ma non per ultimo, andrebbe rilevata anche la particolare predisposizione della convenzione oceanica indonesiana, secondo quanto riscontrato nell’ultimo aggiornamento. Stiamo parlando naturalmente della MJO  la quale, come rileva il grafico nell’ultima immagine, è proiettata, secondo le simulazioni del modello americano GFS, verso le fasi 6/7  nei prossimi giorni di febbraio, fasi che, per le sorti del tempo mediterraneo, sarebbero tra quelle abbastanza  favorevoli a possibili azioni Meridiane.

 Insomma, a iniziare dalla terza decade di febbraio dovrebbero  intravedersi movimenti atmosferici più consoni all’inverno e questi, poi, dovrebbero avere delle reiterazioni, magari più consistenti, nel corso di marzo. Naturalmente i periodi indicati sono approssimativi, via via nel corso dei prossimi giorni e sulla base di dati nuovi assunti, vedremo se confermarli e magari individuarli anche con maggiore certezza e circoscrizione sia temporale che territoriale.