Coma avrà fatto il Coronavirus a muoversi così velocemente da un continente all’altro? La risposta potrebbe sembrare semplice, ma non lo è. Conferenze, stazioni sciistiche e chalet sono stati individuati come i luoghi di alcuni dei contagi di gruppo, ricostruiti nell’ambito dell’epidemia globale di nuovo Coronavirus. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha acceso i riflettori su alcune catene di casi più consistenti della media, famiglie ideali separate da migliaia di chilometri, ma unite dalla medesima diagnosi e dall’incrocio di traiettorie. “Fino al 13 febbraio sono stati riportati fuori dalla Cina in totale 170 casi di Covid-19 che avevano una storia di viaggio nel gigante asiatico. La stragrande maggioranza di questi non sembra portare a un’ulteriore trasmissione del virus, mentre 19 casi – spiega l’Oms – sono stati associati alla trasmissione successiva all’interno di 12 gruppi distinti di casi epidemiologicamente collegati. Tra questi, quattro gruppi hanno coinvolto almeno 9 persone“.

Lo chalet d’Oltralpe è stato teatro di ben 11 contagi confermati e venuti alla ribalta nel giro di tre giorni: 5 di questi entrano nel bilancio del Regno Unito, 5 sono casi francesi e 1 è localizzato in Spagna, l’ultimo ad essere riportato all’Oms. La catena comincia il 20 gennaio e si chiude il 10 febbraio.
Il secondo gruppo più numeroso di casi, almeno 15, è collegato a un’altra conferenza che si è svolta in Baviera, Germania. Una delle persone partecipanti aveva un legame epidemiologico con casi confermati a Wuhan. Il primo paziente tedesco del gruppo a cui fa riferimento l’Oms potrebbe essere stato contagiato da una collega cinese in visita nel periodo dal 19 al 23 gennaio. La donna, che avrebbe dei genitori residenti nell’area di Wuhan, si è sentita male al ritorno ed è finita in ospedale a Shanghai, con test positivo al nuovo Coronavirus.
