Altro che San Valentino! La festa era anticamente dedicata alle orge e si celebrava il 15 febbraio

Il giorno prima di San Valentino le matrone romane, in gruppo, si lasciavano soggiogare da tutti i desideri sessuali dei giovani devoti al Fauno Luperco

San Valentino è una festa religiosa, trasformata in seguito in festa degli innamorati e di conseguenza in occasione per alimentare il commercio di cioccolatini e peluche. Ma non è sempre stato così, anzi: anticamente né la religione né l’amore, avevano nulla a che fare con questa ricorrenza e il giorno in cui si ‘festeggiava’ non era il 14 febbraio, bensì il 15. Dal 496 d.C. in poi papa Gelasio I, cercando di mettere un punto definitivo al rito pagano dedicato al dio della fertilità, Luperco, festeggiato appunto il 15 febbraio, istituì la festa degli innamorati scegliendo come data il 14 febbraio, un giorno prima dei cosiddetti lupercalia. In queste occasioni pagane, come riferisce Plutarco, “venivano iniziati due nuovi luperci (uno per i Luperci Fabiani e uno per i Luperci Quinziali) nella grotta del Lupercale; dopo il sacrificio di capre (si ignora se una o più di una, se di genere maschile o femminile: secondo Quilici un capro) e, pare, di un cane (che per Dumézil è cosa normale se i Luperci sono “quelli che cacciano i lupi”), i due nuovi adepti venivano segnati sulla fronte intingendo il coltello sacrificale nel sangue delle capre appena sacrificate. Il sangue veniva quindi asciugato con lana bianca intinta nel latte di capra, al che i due ragazzi dovevano ridere”.

Si tratta di una cerimonia che celebrava un atto di morte e di rinascita rituale: la “segnatura” con il coltello insanguinato rappresentava appunto la morte della precedente condizione “profana” in cui il soggetto si trovava; la pulitura con il latte e la risata, invece, rappresentano la rinascita nella nuova condizione sacerdotale. I luperci dovevano poi indossare delle pelli di capre sacrificate, dalle quali si ottenevano delle strisce, le februa o amiculum Iunonis, che venivano utilizzate a mo’ di fruste. A quel punto tutti i luperci, compresi i due nuovi iniziati, consumavano un pasto abbondante in seguito al quale dovevano poi iniziare a correre intorno ad un colle, saltando e colpendo con le fruste sia il suolo, al fine di favorirne la fertilità, sia chiunque incontrassero, donne in particolare. Queste ultime, per ottenere la fecondità, offrivano volontariamente il proprio ventre alle frustate o, in seguito, i palmi delle mani.

Parallelamente a questa cerimonia, però, ne avvenivano altre più lascive ma non meno simboliche: le matrone romane, in gruppo, si sottoponevano a frustate e si lasciavano soggiogare da tutti i desideri sessuali dei giovani devoti al Fauno Luperco. Era una sorta di voto per il dio. La pratica, mal vista dai cristiani, venne fortemente avversata fino a che, per annullare questo rito facendo ricorso alla religione, si decise di celebrare la purezza dell’amore romantico, quello fatto di sentimenti e di reciproco affetto, dedicando questa giornata a San Valentino.