Wuhan come Chernobyl: le inquietanti coincidenze tra l’incidente nucleare degli anni ’80 e la diffusione del Coronavirus

Wuhan come Chernobyl: a partire dai ritardi, dai governi che sottovalutano, dai troppo morti e dalle battaglie contro Occidente e opinione pubblica locale

Troppe similitudini, troppe coincidenze. Wuhan come Chernobyl. I punti in comuni tra la tragedia nucleare avvenuta nell’Unione Sovietica nel 1986 e la diffusione del nuovo Coronavirus di questi giorni sono davvero tanti. A partire dall’aver sottovalutato quanto stesse accadendo, dai  ritardi nella diffusione dell’allarme, dalle possibili voci critiche messe a tacere. In Cina sempre di più l’opinione pubblica inizia ad assimilare i due eventi. Sul social network cinese Douban, ad esempio, accanto ai commenti sulle serie televisiva ‘Chernobyl‘ prodotta dall’Hbo lo scorso anno, vengono postati commenti come “Wuhan e Chernobyl, quanto sono simili“.

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Esattamente come 34 anni fa, sul banco degli imputati ci sono le autorità centrali, accusate di mancanza di trasparenza sulle dimensioni della crisi e impegnate a polemizzare con l’Occidente a causa delle misure di prevenzione “eccessive” e volte a creare “troppo allarmismo“. Quando i medici di Wuhan, in particolare l’oftalmologo Li Wenliang, morto a causa del virus che lui stesso aveva denunciato, avevano lanciato l’allarme alla fine di dicembre, le autorità cinesi aprirono un’inchiesta su Wenliangper diffusione illegale di voci allarmistiche“. Proprio come a Chernobyl, dove i 31 morti e un’evacuazione di massa di 50 mila persone arrivata troppo tardi, furono seguite dalla colpevole ammissione che l’emergenza dovuta all’incidente nucleare fu sottovalutato.

Come spiega l’analista di politica estera Tom Rogan: “Sia Xi Jinping che l’allora leader dell’Urss Mikhail Gorbaciov hanno cercato di sminuire l’incidente e di puntare l’indice contro ‘l’arroganza’ dell’Occidente“. In entrambi i casi “il regime ha atteso troppo a lungo per ammettere di avere un problema, anteponendo l’illusione del controllo governativo e della stabilita’ alla messa in sicurezza della vita umana. Il che ha portato ad un aumento drastico dei rischi portando, senza alcuna necessita’, all’aumento del numero delle vittime. In entrambi i casi, la mancanza di trasparenza ha fatto crescere i rischi per il mondo intero“. Secondo l’analista il governo di Pechino “sta compiendo un grande sforzo per censurare le notizie sulla dimensione e sull’inadeguatezza della propria risposta dinanzi al virus“. Inoltre, come fece Gorbaciov, “anche Xi ha preso le distanze dal virus: si e’ ben guardato dal recarsi a Wuhan, limitandosi a dichiarare la ‘guerra del popolo’ contro l’epidemia dalle strade di Pechino“.

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Altro punto in comune: il tentativo di insabbiamento delle reali conseguenze: come dimostrato da centinaia di documenti segreti sovietici pubblicato lo scorso anno, la catena di comando e la nomenklatura burocratica dell’Urss cercarono di gettare acqua sull’enorme incendio delle reali conseguenze del disastro. E l’impatto sulla salute dei cittadini sovietici è oggi noto. Furono addirittura varati “nuovi livelli accettabili di radiazione ai quali il pubblico puo’ essere esposto, e che sono dieci volte superiori ai livelli precedenti”. In certi casi, addirittura “cinquanta volte” superiori ai livelli precedenti. Dunque per far fronte alle migliaia di persone che venivano ricoverate d’urgenza negli ospedali, le autorità sovietiche pensarono bene di cambiare i limiti dell’esposizione alle radiazioni nucleari. Ma il numero degli ammalati cresceva a livello esponenziale.

Oggi Pechino è accusato di mancanza di trasparenza e comunicazione lacunosa sull’epidemia in corso. Scoperto alla fine di dicembre, ci sono voluti almeno 20 giorni prima che il virus diventasse degno di essere preso in considerazione dal governo cinese. E oggi? I medici cinesi sono costretti a lavorare in condizioni sempre più drammatiche. “Siamo esausti e siamo sottoposti a pressioni enormi“, ha dichiarato all’agenzia francese Afp una dottoressa di un grande ospedale di Wuhan. “I miei colleghi non trovano più il tempo per andare a mangiare o a bere, spesso non riescono neanche ad andare in bagno“.