Era il 19 Febbraio, l’epidemia di Coronavirus sembrava ancora confinata in Cina. L’Italia viveva ignara un contagio silenzioso, non si era palesato il “paziente 1” di Codogno e la vita scorreva regolare. A San Siro, quella sera, oltre 40.000 persone assistevano alla storica impresa dell’Atalanta che nella gara di andata degli Ottavi di Finale di Champions League batteva il Valencia 4-1 ipotecando il passaggio del turno ai Quarti, poi assicurato con il successo in Spagna 3-4 il 10 Marzo. A disastro in corso.
E proprio la partita di San Siro è al centro delle attenzioni degli esperti. Il prof. Francesco Le Foche, medico immunologo, responsabile del day hospital di immuno infettivologia del Policlinico Umberto I di Roma, ha spiegato che “Per quanto sta accadendo a Bergamo sembrerebbero esserci state una serie di concause che hanno portato all’esplosione di questo contagio, che è quasi un’anomalia planetaria. Solo nella bergamasca c’è questa condizione di contagi e questo numero di morti. La prima condizione è che quella di Bergamasca è un’area particolarissima. Ci sono delle industrie particolari, delle industrie europee, le persone sono molto operose e in quell’ambito vengono da tutto il mondo. Hanno dei contatti diretti con l’Europa e con il resto del mondo. Questa condizione ha portato a una predisposizione per il contagio. Il bergamasco poi è una persona molto operosa, tiene molto al suo lavoro, lavora anche in uno stato di sofferenza, questa condizione potrebbe aver favorito il contagio stesso. E poi le varie prestazioni dell’Atalanta, soprattutto in Champions League, dove l’Atalanta ha conseguito dei risultati fantastici, possono aver avuto il 19 febbraio l’epilogo. Più di 40.000 persone sono andate a San Siro, poi al bar il giorno dopo, il giorno prima, giorni prima, giorno dopo. Questo afflato, questa condizione di piacere immenso nel vivere questi risultati storici, hanno contribuito probabilmente all’esplosione di una condizione preesistente“.
Tra le persone che erano allo stadio San Siro c’è anche la donna di 38 anni che è risultata positiva al Coronavirus a Fiumicino proprio dieci giorni dopo il match.
