La Formula uno è stata sospesa, ma le scuderie hanno deciso di lavorare comunque: supporteranno la produzione di ventilatori polmonari, indispensabili nella battaglia alla pandemia di Coronavirus. Nei giorni scorsi, il premier inglese Boris Johnson aveva chiesto collaborazione a Ford, Honda e PSA (tramite Vauxhall), oltre a Rolls-Royce Holdings, concentrata nella ricerca tecnologica e nella produzione di grandi motori per aerei e navi, che non c’entra nulla con il produttore di auto di extralusso, marchio di proprietà di Bmw. Da ieri si sono unite le scuderie della Formula 1. Ha cominciato Ferrari, con il gruppo FCA, insieme a Williams, McLaren e Red Bull, ma anche altri hanno annunciato la partecipazione allo sforzo.
Il tentativo è quello, proprio come in piena economia di guerra, di fornire know-how e riconvertire impianti per la produzione di macchinari decisivi per la cura dei pazienti critici. Negli Usa, ha già dato l’ok General Motors e sembra sia disponibile anche Musk con gli impianti della Tesla. E sono diversi i settori che hanno deciso di riconvertire la produzione: dal tessile per la produzione di mascherine e indumenti di protezione individuale, alle distillerie e all’agroalimentare per aumentare la produzione di gel per mani. Il tutto aiuterà anche salvare posti di lavoro.


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