“Le persone infettate da coronavirus vanno curate a domicilio, anche se hanno pochi sintomi. Il rischio di aspettare che il virus faccia il suo corso e’ che il paziente arrivi in ospedale quando e’ gia’ troppo tardi e che nel frattempo si orienti su cure fai-da-te che possono creare danno ulteriore”. Cosi’ all’ANSA Francesco Le Foche, responsabile del Day Hospital di immunoinfettivologia al Policlinico Umberto I di Roma. “Ora tutte le forze sono concentrate sull’ospedale – precisa – e c’e’ una sorta di abbandono delle persone con sintomi lievi, alcuni dei quali vivono soli, sono anziani e restano in isolamento a domicilio tra mille difficolta’, paure, incertezze. A questi pazienti spesso oggi non vengono fatti i tamponi finche’ non hanno sintomi importanti, ovvero quando ormai il danno polmonare e’ difficile da curare. Nel frattempo sono lasciati a casa, in attesa di vedere l’evoluzione della malattia. In queste condizioni, sentendosi poco seguiti, possono andare a cercare cure omeopatiche, terapie alternative o farmaci e integratori trovati sul web”. Al Policlinico Umberto I, prosegue Le Foche, “per pazienti meno gravi usiamo lo stesso antimalarico messo in campo in Francia, l’idrossiclorochina, che riduce la carica virale, e’ molto efficace come immonumodulante e si puo’ somministrare con 7 giorni di trattamento a casa”. Si potrebbe obiettare che trattare chi ha lievi sintomi abbia costi alti in termini organizzativi ma, conclude, “e’ sempre inferiore rispetto al dover poi trattare una parte di loro in terapia intensiva“
Coronavirus, Le Foche: “nei pazienti rischio per le cure fai da te”
Il rischio di aspettare che il virus faccia il suo corso e' che il paziente arrivi in ospedale quando e' gia' troppo tardi


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