“Questo momento che stiamo vivendo, credo sia simile a quando, ai tempi dei miei nonni, c’era la guerra. Li però c’era una paura diversa. Questa emergenza cambierà il nostro modo di vivere, forse, in senso buono. Molte persone stanno riscoprendo lo smart warking, il lavoro in casa, penso sia importante per il futuro: si evitano ingorghi stradali, traffico, inquinamento, gli effetti negativi di ciò che avviene nello spostarsi dall’abitazione all’ufficio. Per l’economia è una cosa che andrebbe valutata anche dopo l’emergenza. Gli effetti li stiamo vedendo anche a Venezia, con l’acqua dei canali molto più chiara. L’inquinamento dell’aria è sceso notevolmente e la qualità di vita migliora sensibilmente per tutti“. Lo ha detto Vincenzo Nibali, il ciclista messinese della Trek-Segafredo che oggi ha organizzato una conferenza stampa virtuale su facebook rispondendo alle domande inviate dai giornalisti. La riflessione di Nibali è da ciclista puro, in quanto amante dell’ambiente e della natura, della vita all’aria aperta (e pulita).
“Quando ho cominciato a pensare che questa non fosse una semplice influenza? Subito, ero a Tenerife con la squadra. Con Ciccone, nel viaggio di ritorno, parlavamo di questo Coronavirus che era esploso da poco a Wuhan. Vista l’evoluzione dei casi stava diventando importante: un solo caso in Italia o nel resto del mondo aveva potuto creare qualcosa che sarebbe peggiorata a breve. Purtroppo è stato così” ha detto lo Squalo dello Stretto.


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