Coronavirus, la paura non abbandona i guariti: “Posso ammalarmi di nuovo?”. I Medici della Statale monitorano i dimessi e raccolgono i loro timori

Tra i guariti, ci sono grandi paure, come quella di potersi ammalare di nuovo, dopo tutte le sofferenze passate in ospedale, e la paura del ritorno al lavoro

Il coronavirus sta stravolgendo le nostre vite e le notizie sul numero dei decessi in Italia ci sconvolgono. Ma anche tra i guariti, ci sono grandi paure, come quella di potersi ammalare di nuovo, dopo tutte le sofferenze passate in ospedale, magari in terapia intensiva, e la paura del ritorno al lavoro. Sono le preoccupazioni raccolte tra i malati dai medici specializzandi della Statale di Milano, che lavorano nel Centro operativo entrato in funzione da lunedi’ all’ ospedale Buzzi di Milano. Il loro compito e’ monitorare i pazienti dimessi dall’ospedale finche’ non risulteranno negativi al tampone. Finora sono 5 i medici impegnati in questa attivita’, ma da domani se ne aggiungeranno altri due visto il numero di persone in aumento da seguire. Ognuno di loro ne segue circa una trentina. Per ora stanno seguendo pazienti segnalati dall’ospedale Sacco, Fatebenefratelli e Medicina del lavoro, ma presto arriveranno da altri ospedali.

Si tratta di persone dimesse dalla terapia intensiva e dall’ospedale, o che sono andate al Pronto soccorso e sono risultate positive, o operatori sanitari entrati in contatto con casi positivi. Ognuna di queste persone e’ a casa propria e deve farsi alcune misurazioni, due volte al giorno. “Il nostro compito e’ di monitorare il loro stato, chiamandoli due volte al giorno per sapere qual e’ la loro temperatura corporea, la pressione, la frequenza respiratoria anche sotto sforzo e cardiaca rilevata attraverso un saturimetro che gli e’ stato dato in ospedale”, spiega Federico Rigaldo, uno degli specializzandi. Se un parametro supera una certa soglia, il medico specializzando informa l’infettivologo, che indica come fare un controllo piu’ mirato del paziente. “Non gestiamo l’emergenza – continua – ma ci troviamo a dover dare anche un’assistenza psicologica a questi malati, che ci raccontano come stanno, i loro timori e paure. Chi chiedono anche quanto durera’ tutto questo, cosa ne pensiamo. Con ognuno di loro parliamo circa 20-30 minuti per volta, soprattutto nei primi contatti”. Da oggi, nell’elenco di domande che devono fargli, ne sono state inserite alcune di tipo psicologico, per individuare chi ha bisogno anche di un’assistenza di questo tipo.