Coronavirus, è ancora rivolta nelle carceri italiane: incendi, evasioni, morti. L’indulto tra le ipotesi al vaglio

La situazione carceri, dopo le misure contro il Coronavirus, è drammatica tanto che da più parti si pensa anche ad un indulto per evitare il sovraffolamento

Stamattina ho incontrato il Garante nazionale dei detenuti al Tribunale di sorveglianza di Roma e con noi c’era il provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria, Carmelo Cantone. Fino al 22 marzo, come previsto dal decreto legge, sono bloccati i colloqui, il punto e’ garantire il piu’ possibile i colloqui via skype e telefono e l’amministrazione si sta attrezzando per farli svolgere tutto il giorno, ma c’e’ un problema di strumentazione insufficiente. Finora i colloqui via Skype erano una sperimentazione, da un momento all’altro sono diventati una modalita’ privilegiata“. E’ quanto dichiarato dal Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia, dopo i disordini e le protese che si stano verificando nella regione, ma anche nel resto d’Italia, in seguito allo stop ai colloqui per l’emergenza Coronavirus. “Ho notizie di fiamme, evidentemente stanno bruciando materiali e suppellettili, a Rebibbia e Regina Coeli e ho notizie di altre proteste, ma senza danneggiamenti negli istituti di Velletri e Viterbo – ha proseguito Anastasia – La Situazione a Frosinone e’ rientrata, e’ stata svuotata la sezione in cui si erano barricati 96 detenuti, che sono stati trasferiti in altre carceri di Lazio e Abruzzo“.

“Il problema piu’ preoccupante – spiega Anastasia -, che ha presente l’amministrazione penitenziaria, e’ che se dovessero emergere dei casi di positivita’ al virus, bisognerebbe pensare all’isolamento sanitario per centinaia di persone e le nostre strutture non sono attrezzate. La preoccupazione dei detenuti e’ legittima, quindi bisogna pensare a come allentare le presenze in carcere“. Inoltre, “bisogna dare le mascherine a tutti coloro che provengono dall’esterno. Non solo i familiari, ma anche gli avvocati, gli agenti di Polizia Penitenziaria e gli operatori sanitari e all’ingresso di ogni istituto va posizionato un termoscanner. Lo stiamo chiedendo all’amministrazione penitenziaria“. Al momento, però, non c’è nulla di tutto questo: “Le mascherine sono state acquisite dall’amministrazione penitenziaria ma l’uso è stato riservato alle persone sintomatiche e invece va generalizzato“, ha concluso Anastasia.