Quello che sta accadendo nel nostro Paese nelle ultime settimane e soprattutto nelle ultime ore, ci fa riflettere su cosa ci sia alla base della paura e, particolarmente, della paura del Coronavirus. La paura, come la gioia, la tristezza, la rabbia e il disgusto, è una delle emozioni fondamentali degli esseri viventi. Quando ci troviamo di fronte ad una minaccia, il nostro corpo, ancor prima che noi ce ne rendiamo conto, reagisce mettendo in atto la risposta attacco-fuga, che ci consente di difenderci, attaccando o scappando.
Questa risposta ci ha permesso, nel corso della nostra storia evolutiva, di sopravvivere ai pericoli. Quindi la paura ha avuto un valore adattivo, poiché nel corso dei secoli ha protetto i nostri avi da animali selvaggi o vicini ostili. Anche se oggi i pericoli sono diversi, la risposta dell’organismo umano è rimasta pressoché invariata. Oggigiorno i pericoli provengono da altre fonti: possono essere rappresentati dalla perdita del lavoro, da un cambiamento nello stile di vita, una condizione economica precaria e disagiata, la riduzione delle ore di sonno notturno, una dieta sregolata, l’abuso di antinfiammatori e antidepressivi, l’uso di droghe, ma anche appunto da malattie nuove o poco conosciute. La paura, dunque, continua ad avere una certa utilità per l’uomo, ovviamente se circoscritta e controllata. Il problema si pone quando essa viene vissuta in modo esagerato o fuori contesto. È un po’ quello che sta avvenendo attualmente in Italia, e non solo, a causa del coronavirus.
La paura ha preso il sopravvento, e sembra difficile fermarsi e riflettere su cosa sia più sensato fare. Si è innescato un circolo vizioso che ci induce alla ricerca compulsiva di informazioni, ma più si ottengono informazioni più la paura aumenta e finisce per trasformarsi in ansia generalizzata, o addirittura panico; per cui un pericolo limitato e contenuto di contagio viene generalizzato percependo ogni situazione come pericolosa. Esempi di tutto ciò sono la corsa ad acquistare mascherine e gel igienizzanti, l’assalto ai supermercati e l’“esodo” dalle cosiddette zone rosse. Tutti questi comportamenti irrazionali non fanno altro che produrre effetti negativi, come portare molte persone contemporaneamente in spazi chiusi, creando così maggiori probabilità di diffusione del virus; far mancare alcuni alimenti a chi non si è accodato alla scia correndo al supermercato; far mancare le mascherine proprio a coloro i quali erano più necessarie; creare un senso di indignazione sociale verso coloro che sono stati contagiati, visti non come vittime verso cui provare compassione, ma come untori dai quali stare alla larga e verso cui provare addirittura, in rari casi per fortuna, odio.
Infine, ma non perché meno importante, questi comportamenti ci portano a mantenere uno stato di costante allerta e tensione dannoso per il nostro organismo. E’ stato infatti dimostrato come una condizione di stress cronico può determinare effetti negativi per l’organismo: depressione delle risposta immunitaria protettiva e aumento delle cellule T regolatorie-inibitorie, alterazione dell’equilibrio delle citochine, accelerazione dell’immunosenescenza (Saul et al., 2005; Chrousos et al., 2007), ansia e depressione, alterazioni comportamentali ed esecutive, come impulsività, mancanza di controllo e danni alla memoria (McEwen, Morrison, 2013: Wang et al., 2005), oltre che problemi di infertilità.
Come comportarsi dunque?
- Occorre seguire le poche ma preziose indicazioni diffuse dalle autorità sanitarie, che consentono di ridurre significativamente il rischio di contagio, sia per noi stessi che per la collettività;
- Evitare la ricerca compulsiva di informazioni, attenersi ai dati oggettivi e non farsi sommergere da notizie allarmistiche;
- Chi si trovasse costretto a periodi di isolamento o quarantena che, interrompendo le rassicuranti abitudini, possono creare un temporaneo stato di disorientamento, può cogliere l’occasione per dedicarsi ad attività che desiderava svolgere, ma per le quali non riusciva a trovare il tempo;
- Sono particolarmente utili e da preferire la attività pratiche e manuali perché la creatività ci aiuta a distrarci, a rilassarci;
- Fare passeggiate all’aria aperta, ovviamente prestando attenzione alle indicazioni delle autorità, perché l’esposizione alla luce solare è un potente antidepressivo e aiuta a sollevare l’umore;
- Stare a contatto con la natura che, oltre a indurre uno stato di relax, aiuta anche a stimolare le difese immunitarie.
Cosa fare con i bambini?
È importante proteggere anche i bambini, non esporli alle informazioni allarmistiche, ma cercare di spiegare loro con termini semplici e facilmente comprensibili in base all’età, cosa sta accadendo, senza mostrarci spaventati, ma infondendo loro serenità. Cercare di garantire, per quanto possibile, una certa continuità delle attività, cosa che trasmette un senso di sicurezza. Far vivere loro questa pausa da scuola e questa nuova modalità di studio a distanza con entusiasmo, essendo adesso autorizzati ad utilizzare gli strumenti tecnologici di mamma e papà che tanto desideravano usare. Trascorrere del tempo insieme, genitori e figli, facendo delle attività pratiche in casa (pittura, découpage, lettura di libri, puzzle, biscotti, ecc). Far trascorrere loro anche del tempo a giocare all’aria aperta, ovviamente ove ciò sia possibile e con i dovuti accorgimenti.
In conclusione, è bene ricordare che, chiunque sentisse la necessità di elaborare emozioni, preoccupazioni o ansie eccessive, può ricorrere alla figura dello Psicologo, che lo aiuterà a gestire al meglio le proprie emozioni e a ripristinare uno stato più adattivo e funzionale. L’Ordine degli Psicologi della Calabria ha elaborato un vademecum per aiutare le persone a interpretare al meglio la situazione attuale: Vademecum psicologico coronavirus per i cittadini – Perché le paure possono diventare panico e come proteggersi con comportamenti adeguati, con pensieri corretti e emozioni fondate.
Dott.ssa Caterina Imerti, psicologa.


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