Addio all’astrofisica Margaret Burbidge, madre dell’idea secondo cui gli esseri umani sono fatti di polvere di stelle

E' morta Margaret Burbidge, autrice di scoperte fondamentali, che ha contribuito a diffondere l'idea che gli esseri umani sono composti di polvere di stelle

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E’ morta a 100 anni esatti, nella sua casa di San Francisco. L’astrofisica angloamericana Margaret Burbidge, autrice di scoperte fondamentali sulla natura delle stelle e delle galassie, che ha contribuito a diffondere l’idea che gli esseri umani sono composti di polvere di stelle e che ha aiutato le scienziate in battaglie civili, non c’è più. L’annuncio della scomparsa, avvenuta domenica scorsa, è stato dato dall’Università della California di San Diego, di cui era professoressa emerita di astronomia e fisica. “E’ deceduta in pace, con la sua famiglia al suo capezzale, per le complicazioni occorse dopo una caduta accidentale in casa“, ha fatto sapere l’ateneo californiano, che la ricorda come “Lady Stardust”, perché ha rivoluzionato “la scienza con le sue intuizioni sulla natura e sul comportamento delle stelle“.

Nata Eleanor Margaret Peachey il 12 agosto 1919, a Davenport, in Inghilterra, alla fine degli anni ’40 si sposò con il rinomato fisico britannico Geoffrey Burbidge e nel 1955 si era trasferita negli Usa. Nel 1957 i coniugi Burbidge, l’astronomo inglese Fred Hoyle e il fisico statunitense William Fowler pubblicarono un celebre articolo sulla nucleosintesi stellare, “Synthesis of the Elements in Stars” (Sintesi degli elementi in una stella), che divenne famoso con una sigla composta dalle iniziali dei suoi autori, B2FH.

Margaret è stata la prima donna ad essere nominata direttore dell’Osservatorio di Greenwich (1950-51) e ha dato contributi fondamentali alla teoria dei quasar, alle misure della rotazione e delle masse di galassie e alla comprensione di come gli elementi chimici si formano nelle profondità delle stelle attraverso la fusione nucleare. Nel 1955 suo marito ottenne una borsa di studio Carnegie per ricerche astronomiche presso l’Osservatorio di Monte Palomar, negli Usa, chiese di poter lavorare con lui ma le fu negato il ruolo perché l’ambiente era “provvisto di bagni per soli uomini”. Scelse così di accettare un contratto di ricerca minore al California Institute of Technology di Pasadena, nella convinzione di poter comunque dimostrare il suo talento.  Ed effettivamente si dimostrò così brava che nel 1957 divenne professore associato presso lo Yerkes Observatory del Wisconsin. Nel 1962 fu nominata docente di astronomia all’Università della California a San Diego. A lei è stato dedicato l’asteroide 5490 Burbidge per i fondamentali studi condotti sulle stelle e sulle galassie accoppiando la spettrofotometria con i dati ottenuti dall’osservazione con telescopi.