“Sono partito dall’Italia il primo gennaio 2020 per la stazione di ricerca Dirigibile Italia, che il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) gestisce nelle Isole Svalbard, a Ny-Alesund, una cittadina a solo uso esclusivo di ricerca scientifica che si trova a circa 1000 km dal Polo Nord. L’iniziale previsione di rientro era diversa, non immaginavo che avrei prorogato la permanenza, ma noi che lavoriamo qui in Artico, quando partiamo in missione, diamo la massima flessibilità: sappiamo che potrebbero esserci degli imprevisti di qualunque genere che ci portano a cambiare i programmi iniziali, ad esempio un collega che non sta bene e non può venire a darci il cambio. Inizialmente la data di rientro prevista era ai primi di marzo, poi è stato posticipata ai primi di aprile per motivi tecnici/organizzativi. Al momento la mia data di ritorno in Italia sarà proprio il Coronavirus a deciderla e poiché nessun collega in questa fase può venire qui rimango io, anche perché ho la responsabilità di portare avanti il mio lavoro e non interrompere la serie climatica di dati che l’Italia sta raccogliendo in Artico da oltre 10 anni“: lo ha raccontato Marco Casula, tecnico dell’Istituto di scienze polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Isp), si trova nella Base Dirigibile Italia del CNR a Ny-Alesund, nell’arcipelago delle Svalbard, in Artico.

Io sono il solo italiano tra i 30 ricercatori presenti a Ny-Alesund, ma questa piccola comunità in questo momento particolare è unita più che mai. Intanto dal punto di vista lavorativo: io e i miei colleghi di altre nazionalità collaboriamo per portare avanti le rispettive attività di ricerca a lungo termine e, dato il numero ridotto di persone presenti, quando finiamo il nostro lavoro se possiamo aiutiamo gli altri. Ma ci sentiamo molto uniti anche dal punto di vista umano, c’è davvero tanto calore, il primo con cui ho stretto rapporti è stato proprio un ricercatore cinese. In questa cittadina, che per me ormai è una sorta di famiglia, nessuno è straniero e i rapporti vanno oltre le difficoltà che alle volte si possono incontrare, come quelle linguistiche. Tutto sommato, non nego che alle volte un momento di tranquillità da solo me lo prendo volentieri…
La mia attività principale riguarda il campionamento di particolato atmosferico e di neve superficiale, in pratica consiste nel gestire gli strumenti che raccolgono il particolato su filtri che poi verranno analizzati in laboratorio in Italia. Altri strumenti analizzano invece le caratteristiche delle particelle in tempo reale, ma vanno comunque controllati periodicamente. Per quanto riguarda la neve, ogni giorno raccolgo dei campioni nei primi centimetri del manto, li peso, catalogo e dopo un primo processamento li congelato, in attesa che vengano spediti anch’essi per essere analizzati. Queste attività, oltre a permettere la caratterizzazione chimico/fisica del particolato atmosferico e quindi la identificazione delle sue sorgenti, permette anche di stimare qual è l’effetto di deposizione del particolato stesso causato dalla precipitazione nevosa. Tutte queste informazioni sono utili allo studio dei processi e dei cambiamenti climatici in corso. Oltre a queste attività, mi occupo poi di risolvere i problemi che si possono verificare nella strumentazione installata qui da diversi Istituti di ricerca italiani, dagli strumenti meteorologici ai contatori di raggi cosmici”.