Coronavirus, Agricoltura: l’Abruzzo offre posti di lavoro nei campi per salvare la produzione agricola

Il settore è in grave difficoltà. In Abruzzo si cercano con la massima urgenza lavoratori per assicurare il raccolto dei prodotti di stagione, frutta e ortaggi, e salvare la produzione agricola

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E’ Coldiretti Abruzzo a lanciare l’allarme: “In campagna c’è bisogno di manodopera per provvedere alle lavorazioni del periodo e, tra qualche settimana, ce ne sarà ancora di più perché cominceranno le operazioni di raccolta che continueranno fino all’autunno. C’è urgenza nel Fucino, considerato l’orto di Italia, ma anche in tutte le altre province- dal Pescarese al Chietino fino alla provincia di Teramo- in cui oltre alla raccolta di frutta e ortaggi, si inizia a programmare già da ora la vendemmia che inizierà da fine agosto“.

Per risolvere le forti criticità del momento, presenti non solo in Abruzzo, ma in quasi tutte le regioni italiane, è nato il progetto “Jobincountry”.

Infatti, come riportato sul sito della Confederazione: “Per combattere le difficoltà occupazionali, garantire le forniture alimentari e stabilizzare i prezzi e l’inflazione con lo svolgimento regolare delle campagne di raccolta in agricoltura, la Coldiretti ha varato la banca dati “Jobincountry” autorizzata dal Ministero del Lavoro con le aziende agricole che assumono”.

L’iniziativa è estesa a tutta la Penisola dopo il successo della fase sperimentale realizzata in Veneto con l’arrivo nella prima settimana di ben 1500 offerte di lavoro di italiani con le più diverse esperienze – spiega la Coldiretti – dagli studenti universitari ai pensionati fino ai cassaintegrati, ma non mancano neppure operai, blogger, responsabili marketing, laureati in storia dell’arte e e tanti addetti del settore turistico in crisi secondo Istat, desiderosi di dare una mano, agli agricoltori in difficoltà e salvare i raccolti. Il 60% ha fra i 20 e i 30 anni di età, il 30% ha fra i 40 e i 60 anni e infine 1 su 10 (10%) … ha più di 60 anni”.

Il progetto è stato avviato in autonomia- sottolinea la Coldiretti- in attesa che dal Governo e dal Parlamento arrivi una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa consentire da parte di studenti, cassaintegrati e pensionati lo svolgimento dei lavori nelle campagne dove mancano i braccianti stranieri anche per effetto delle misure cautelative adottate a seguito dell’emergenza coronavirus da alcuni Paesi europei, dalla Polonia alla Bulgaria fino alla Romania, con i quali occorre peraltro trovare accordi per realizzare dei corridoi verdi privilegiati per i lavoratori agricoli”.

Con il blocco delle frontiere– precisa la Coldiretti- è a rischio più di ¼ del Made in Italy a tavola che viene raccolto nelle campagne da mani straniere con 370mila lavoratori regolari che arrivano ogni anno dall’estero.

Coldiretti Abruzzo aggiunge che “a risentirne in questo momento sono maggiormente le zone di produzione orticola, tra cui sicuramente il Fucino per la grande concentrazione di aziende e di manodopera specializzata nella produzione di carote, patate, finocchi, radicchio e altri ortaggi da cui dipende la sopravvivenza di questa parte della Penisola. Ma ci sono anche altre zone in difficoltà, dal pescarese al chietino fino alla provincia teramana. E ad aggravare la situazione in questo momento c’è anche il proliferare dei cinghiali …. con gravi danni a semine, foraggi, frutta, ortaggi e vigneti … In Abruzzo si stima una presenza di ca. 100.000 cinghiali ...”

E’ doveroso precisare al riguardo, però, che l’attuale sovrannumero dei cinghiali selvatici in natura, non solo in Abruzzo ma in tutta Italia, deriva da una pessima gestione del fenomeno. Da un lato, ne viene favorita la riproduzione per avvantaggiare la stagione venatoria e compiacere le richieste dei cacciatori e, dunque, non si procede con un’opportuna campagna di sterilizzazione, Dall’altro, non si provvede a trasferire gli ungulati in apposite riserve protette.

La mancanza di lavoratori in campagna ha mille risvolti e conseguenze” sottolinea Coldiretti Abruzzo “la situazione è preoccupante e tra qualche settimana lo sarà ancora di più. E’ necessario fronteggiare l’emergenza lavoro e trovare soluzioni per salvare il raccolto. Ci sono aziende dove mancano all’appello anche trenta operai e sarà difficile assicurare la produzione senza conseguenze. Lanciamo un appello a tutti coloro che in questo momento sono in difficoltà economica e, nello stesso tempo, vogliono aiutare l’agricoltura che non si è fermata e non può fermarsi”.

“Jobincountry” è una piattaforma di intermediazione, creata per “mettere in contatto nei singoli territori i bisogni delle aziende agricole in cerca di manodopera con quelli dei cittadini che aspirino a nuove opportunità di inserimento lavorativo, in un quadro di assoluta trasparenza e legalità. Vanno infatti specificate– precisa la Coldiretti- mansioni, luogo e periodo di lavoro ma anche disponibilità e competenze specifiche in un settore dove è sempre più rilevante la richiesta di specifiche professionalità. L’attività è svolta direttamente nelle singole provincie attraverso le Società di servizi delle Federazioni provinciali ed interprovinciali della Coldiretti, secondo un modello di capillare distribuzione sul territorio”. (JOB in country https://lavoro.coldiretti.it/Pagine/default.aspx )

In pratica, grazie a questo nuovo servizio, le aziende possono inserire online le offerte di lavoro, indicando le caratteristiche professionali richieste e le condizioni dell’offerta (mansioni e retribuzioni). Mentre, i candidati possono inserire il proprio curriculum e la propria disponibilità alle nuove mansioni, aggiornando all’occorrenza i propri dati professionali.

Di fronte alle incertezze e ai pesanti ritardi che rischiano di compromettere le campagne di raccolta e le forniture alimentari della popolazione siamo stati costretti ad assumere direttamente l’iniziativa” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

E’ necessario “introdurre al più presto i voucher semplificati in agricoltura limitatamente a determinate categorie e al periodo dell’emergenza.  senza dimenticare la ricerca di accordi con le Ambasciate per favorire l’arrivo di lavoratori stranieri che nel tempo hanno acquisito spesso esperienze e professionalità alle quali ora è molto difficile rinunciare”.

Stiamo vivendo una situazione eccezionale con l’intera filiera alimentare impegnata in prima linea a garantire cibo necessario alle famiglie italiane e che – sottolinea Prandini – rischia di mancare se non verranno assunti provvedimenti straordinari che potrebbero consentire solo a cassaintegrati, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui peraltro scuole, università attività economiche ed aziende sono chiuse e in molti potrebbero trovare una occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività di raccolta. Opporsi oggi ai voucher significa– conclude Prandini- assumersi la responsabilità domani di far mancare prodotti alimentari in negozi e supermercati ma anche di far perdere fonti di reddito integrative a categorie particolarmente colpite in questo periodo”.