Coronavirus, Antonelli: “65% di sopravvivenza in più in terapia intensiva”

"I numeri delle terapie intensive sono in miglioramento. I ricoverati in 4 settimane in Lombardia sono 3.862. I dimessi 1.296, i degenti 1.340, con un 65% di sopravvivenza"

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I numeri delle terapie intensive sono in miglioramento. I ricoverati in 4 settimane in Lombardia sono 3.862. I dimessi 1.296, i degenti 1.340, con un 65% di sopravvivenza. Per il Lazio, con impatto piu’ contenuto, in un lasso di tempo simile abbiamo 424 pazienti. Un quarto e’ stato dimesso, un altro quarto e’ ancora degente, il tasso di sopravvivenza e’ identico, del 65%“. Lo ha detto Massimo Antonelli, direttore del dipartimento emergenza e rianimazione del policlinico Gemelli al punto stampa in Protezione civile. “Molto e’ condizionato dal grosso impatto che c’e’ stato sulle terapie intensive in Lombardia – ha spiegato – in altre aree invece la mitigazione ha potuto pesare di piu’ riducendo il flusso. Ma questo dato ci dice anche che la severita’ dei malati e’ simile, anche in due regioni con impatto diverso. Quindi le misure hanno funzionato bene per far si’ che anche un impatto importante sia piu’ contenuto, e l’efficacia delle terapie intensive puo’ portare a una sopravvivenza che, in malati cosi’ seri, e’ di tutto rispetto”.

Questa emergenza ha inciso non solo sui disabili, ma anche su malati cronici, malati oncologici, che sono in attesa di interventi rimandati. In questo senso sia il Cts sia di conseguenza a livello territoriale ospedali e Regioni si sono orientati verso una scelta che è quella dei Covid Hospital, che sarà tra breve sostanzializzata perché consentono di concentrare con le dovute competenze i malati colpiti da Covid19, offrendo la possibilità di decongestionare gli ospedali, che sono ancora intasati. Questa è una delle tante strategie messe in atto per dare una risposta e tornare alla normalità assistenziale negli ospedali ma cominciare questo processo non è facile”, ha precisato Antonelli il quale ha poi aggiunto che per i pazienti positivi in assistenza domiciliare “è all’esame il coinvolgimento attivo della medicina territoriale, sia in fase attuale che in futuro: la sinergia che deve esserci fra ospedali e territorio è la chiave di volta per tutelare in futuro questa porzione di popolazione bisognosa di aiuto costante e duraturo“.