L’estrema variabilità con cui si manifesta l’infezione da Coronavirus (dalla mancanza di sintomi alla sindrome influenzale fino alla polmonite acuta) si potrebbe spiegare anche con fattori genetici che predispongono alla malattia e alle sue manifestazioni più o meno gravi: una ricerca coordinata dall’università di Siena ha individuato 258 varianti del gene Ace2, che funge da recettore del virus, di cui 49 di particolare interesse.
Alla ricerca hanno partecipato anche l’Istituto Superiore di Sanità, l’ospedale Bambino Gesù di Roma e l’Università di Torino.
“Alla base della grande variabilità clinica del Covid-19 non possono esserci solo l’età e la presenza di altre malattie. Noi pensiamo che vi sia una differenza genetica che possa spiegarlo“, spiega Alessandra Renieri, coordinatrice della ricerca.
I ricercatori hanno usato il materiale genetico raccolto attraverso il Network dei genomi italiani, con cui sono state analizzate centinaia di varianti del gene Ace2, utilizzato dal virus SarsCov2 come ospite per farsi strada nella cellula umana, identificando “258 varianti genetiche di Ace2, di cui 49 hanno con un impatto sulle proteine, e che quindi possono avere delle conseguenze ai fini della malattia“. “Vi sono alcune varianti presenti in alcune popolazioni e assenti in altre, che potrebbero avere un effetto sui sintomi clinici“, variabili anche da un Paese all’altro.


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