Dopo l’inquinamento, il Coronavirus ha azzerato anche i rumori delle citta’, rendendo piu’ chiara la “voce” della Terra. A causa delle misure restrittive imposte in lungo e in largo per tentare di arginare la diffusione del contagio, si sono ridotte le sollecitazioni delle attivita’ umane, come traffico e macchinari industriali, che fanno muovere la crosta terrestre, facendo sentire meglio i segnali che arrivano dalle profondita’ della Terra. Lo indicano i dati dei sismometri dell‘Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e da altre stazioni sismiche nel mondo, come quelle del Royal Observatory del Belgio.
Proprio come i terremoti fanno muovere la crosta terrestre, anche veicoli e macchinari industriali generano piccole vibrazioni, producendo un rumore di fondo che sporca i dati e riduce la capacita’ di individuare i segnali dei microterremoti che si verificano alla stessa frequenza. Se “nei dati di alcuni sismometri guardiamo i segnali di questi rumori tra prima del blocco, dovuto alle misure per contrastare il Coronavirus, e dopo – dice all’Ansa il sismologo Alessandro Amato, dell’Ingv – si vede una diminuzione in molte zone, vicino a citta’, strade. Il rumore di fondo che vedono i sismometri continuamente e’ infatti dovuto a due sorgenti principali: una naturale, come vento e onde del mare, e una dovuta alle attivita’ umane”.

A Bruxelles invece le misure per frenare la diffusione del coronavirus hanno ridotto il rumore sismico indotto dall’uomo di circa un terzo. Se i blocchi continueranno, secondo gli esperti, le stazioni sismiche potranno sentire meglio i piccoli terremoti, perche’ i segnali saranno piu’ puliti, a patto che, rileva Amato, si abbiano almeno 1-2 mesi di dati e tecniche particolari per individuarli. Lo studio dei microterremoti, aggiunge “potrebbe aiutarci a conoscere meglio la struttura della Terra e a individuare eventuali piccole faglie”.