Coronavirus, fisico spiega cosa sta accadendo dal 7 aprile: “Il lockdown ha esaurito gli effetti benefici”

Coronavirus, Branchini: "Queste misure di lockdown in uso dal 10 marzo sono evidentemente arrivate a regime, hanno esaurito i loro effetti benefici"

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Effettivamente, dal 7 aprile i dati dei decessi ci dicono che stiamo fluttuando attorno a un Ro – il parametro della contagiosità – uguale a r. Così succede che un giorno abbiamo nel bollettino un po’ più morti e un altro giorno un po’ meno morti“: lo spiega Paolo Branchini, fisico sperimentale dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare in merito alla curva di contagi di Coronavirus in Italia. “Queste misure di lockdown in uso dal 10 marzo sono evidentemente arrivate a regime, hanno esaurito i loro effetti benefici. Quindi se non si interviene e anche rapidamente siamo destinati a fluttuare attorno a quell’unità di Ro, almeno fino a quando rimaniamo chiusi“.
In Cina, nella regione di Hubei, quando si trovavano nella condizione in cui siamo noi adesso, si sono attrezzati con le quarantene generalizzate. Hanno sottratto i positivi dalla vicinanza con i familiari dentro casa, e anche con il resto della società, poi li hanno sistemati in strutture apposite, isolandoli,” spiega Branchini intervistato dal Corriere della Sera. “I dati ci dicono che nella regione di Hubei con questa misura in dieci giorni sono riusciti a passare da un Ro che fluttuava intorno a 1 e a un Ro di 0,32. Il metodo è intuitivo: silenzi la sorgente del contagio, e il contagio viene abbattuto. Naturalmente i positivi sono dovuti rimanere in isolamento più di dieci giorni, per tutta la durata della quarantena, ma gli effetti sulla società si sono visti subito“.
Poi ci sono anche i positivi che non sono stati ancora isolati e che devono esseri scovati con il tracciamento tecnologico per evitare la creazione di nuovi focolai. Voglio dire soltanto una cosa: qualunque sistema venga scelto deve essere solido e deve poter durare per il tempo congruo che ci dovrà servire“.

Rezza: “Adesso il trend è in discesa, ma il virus continuerà a circolare”

C’è stato, dopo il lockdown, una minor trasmissione a livello di comunità, però probabilmente c’è una trasmissione intrafamiliare, perché non possiamo fare come in Cina che mettiamo in strutture apposite questi contagiati. Non deportiamo le persone in strutture dedicate,” ha dichiarato il direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, Giovanni Rezza, intervenuto a Radio Anch’io su Radio1 Rai. “E’ chiaro che continuano episodi di focolai, un po’ meno a livello ospedaliero ma a livello di Rsa e quando viene colpita una di queste strutture il numero di casi aumenta e aumentano i casi di decessi, molto in fretta. Adesso il trend è in discesa, ma il virus continuerà a circolare. In alcune parti d’Italia il numero è ancora abbastanza elevato e ci sono zone rosse un po’ in tutta Italia, quindi quando si riprenderà  la guardia dovrà essere ancora molto elevata“.
Per Rezza “le riaperture spettano alla politica, che si nazionale o regionale. Credo che quello che è importante è riprendere nel momento in cui non c’è una forte pressione nelle aziende ospedaliere, con le terapie intensive libere, per assicurare una assistenza corretta ai cittadini che ne hanno bisogno. Serviranno misure di distanziamento sociale molto rigorose, altrimenti rischiamo un nuovo lockdown, una cosa da evitare. Bisogna tenere decongestionati i trasporti, perché i contatti ravvicinati tra le persone sarebbero molto pericolose. L’Italia ha imparato il telelavoro con il quale non è necessario recarsi a lavoro“.