Coronavirus, Ippolito: “La Lombardia ha sofferto per un’onda di grandi dimensioni e per una sanità poco presente sul territorio”

Il Coronavirus "ci ha sorpreso la velocità, quando c'è stata la percezione di quello che stava accadendo già circolava probabilmente da settimane nel mondo"

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Il Lazio ha tenuto, è stato un modello di efficienza. La Lombardia ha sofferto per un’onda di grandi dimensioni e per una sanità poco presente sul territorio, molto concentrata su ospedali di eccellenza e tanto privato. Serve estrema cautela nel riaprire, ricordiamoci le lezioni delle epidemie del passato“: lo ha affermato, in un’intervista al Messaggero, Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani di Roma e membro del Comitato tecnico-scientifico nazionale.
Il Coronavirus “ci ha sorpreso la velocità, quando c’è stata la percezione di quello che stava accadendo già circolava probabilmente da settimane nel mondo. Non solo in Italia. Si è sovrapposto alla circolazione dell’influenza. Molte sono sembrate polmoniti influenzali, ma forse erano polmoniti da questo virus. Ma nessuno ne sapeva l’esistenza, non abbiamo sbagliato nulla in particolare. Nel Lazio, poi, abbiamo avuto la fortuna di trovare i casi dei due turisti cinesi e di occuparci del ragazzo rimpatriato da Wuhan, oltre ad avere a disposizione una struttura come lo Spallanzani abituata da decenni ad affrontare le epidemie che ha avuto un grande supporto dalla Regione. E’ stata una grande occasione per mettere in piedi un modello di organizzazione e gestione, il modello Lazio. Una regione che ha avuto coraggio di chiudere interi territori quando i casi hanno superato una soglia critica o i virus è arrivato pesantemente in residenze per anziani“.
Al Nord, “è difficile dire ora quale coraggio ci sia stato. Da noi la Regione ha sposato una metodologia di lavoro basata sui dati; ha confermato fiducia al sistema di monitoraggio del servizio regionale di epidemiologia delle malattie infettive, il Seresmi” mentre la Lombardia, “è stata devastata da una ondata che non era quella che si aspettavano, penalizzata dallo spostamento di popolazione e soprattutto da un modello organizzativo con poca sanità sul territorio“. “Le regioni non devono aprire sotto la pressione dei media o dell’economia, che pure è essenziale, ma sulla base dei dati, senza cedere all’ottimismo del momento. Abbiamo ogni giorno più di 400 morti” e contro il virus “un farmaco efficace per ora non c’è” né “sappiamo davvero se il caldo ci aiuterà“.