“Cerchiamo una ricetta unica per ripartire. Non si può pensare di riaprire in ordine sparso, ciascuno con il proprio modello. Bisogna attuare protocolli per ogni settore ed elaborare un format“: lo ha affermato, in un’intervista al “Corriere della Sera”, Claudio Costamagna, un passato da banchiere in Goldman Sachs, ex presidente di Cassa depositi e prestiti, qui nella triplice veste di consigliere nei board di gruppi come Arvedi e Salini, da tempo vicino a imprese come Moncler e consulente fra gli altri di Ariston Thermo e Technogym. E’ investitore attraverso la sua CC&Soci in realtà come Tiscali, Expert System e la bresciana New Oxida.
“Certo, grandi accordi frutto di una convergenza tra azienda e sindacati, come quello firmato per esempio da Fca, uno dei maggiori gruppi industriali del Paese, possono fornire un modello a cui ispirarsi. Ma ripartiamo al più presto perché le aziende italiane stanno perdendo le commesse a favore di quelle tedesche, francesi o spagnole, che proprio oggi riaprono i cancelli“. “Una volta perso un cliente – avverte Costamagna – è difficile riconquistarlo e molte aziende potrebbero chiudere. È un grido di allarme che ormai arriva da tutte le imprese del nostro territorio“.
“Ci vuole anche meno burocrazia, ce lo ha insegnato l’esperienza della ricostruzione del Ponte Morandi a Genova. Usiamo quell’esempio per tutta l’Italia“. “E poi c’è una terza via: i momenti di crisi dovrebbero essere usati per accelerare l’unione politica in Europa“.


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