“La curva dei contagi è in fase decrescente a livello nazionale“: lo ha dichiarato il professor Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità nel corso della conferenza stampa sull’andamento epidemiologico del Coronavirus in Italia. “Ci sono però zone con una diversa circolazione del virus e questo dimostra che le misure di contenimento hanno consentito di limitare questa circolazione“.
“La curva ci racconta di 160mila persone risultate positive al tampone, ci racconta di persone con sintomi che stanno riducendosi“.
C’è una forte reattività nel segnalare e intervenire precocemente sui nuovi focolai, secondo il presidente ISS, che si riferisce a un’analisi promossa relativamente alle zone rosse nel Paese.
“I dati dicono che le persone con sintomi stanno riducendosi, la curva è in fase decrescente. Mostrano un Paese con zone diverse, con intensità di circolazione diverse, e che il lockdown ha consentito di limitare la circolazione in molte aree del Paese. La Lombardia rimane la più colpita, ma la curva anche qui mostra un decremento. Il Veneto la stessa tendenza. L’Emilia anche. Altre regioni con circolazione più limitata“.
“L’analisi dei deceduti attraverso le cartelle cliniche è chiara: in oltre il 60% dei decessi erano presenti tre o più patologie, con 2 patologie siamo all’82%. La complicanza più dominate è la polmonite, in quantità minore c’è il danno renale (23%), poi altre infezioni (12%) e infine i danni miocardici (9%). La fragilità delle persone e la concomitanza delle patologie sono elementi determinanti nel caso di decesso“.
Sui numeri del Coronavirus in Lombardia “va tenuto conto che il virus lì ha circolato molto, ma i dati sono in decremento. C’è una coda di mortalità che ci trasciniamo riferibile al periodo di massimo picco, dalla seconda parte di marzo in poi“.
“C’è un trend alla decrescita nei numeri dei casi quando noi li presentiamo per data di comparsa dei sintomi“, ha spiegato il professor Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’ISS. “Il virus continuerà a circolare ma in maniera più lenta. Però nessun picco è stato raggiunto, lo abbiamo raggiunto artificialmente. Cosa è successo due mesi fa potrebbe riaccadere se non teniamo la guardia alta. Non sappiamo dove sono avvenuti gli ultimi contagi dopo lockdown“, ha spiegato. “Non raggiungeremo casi zero a maggio. Abbiamo abbattuto i contagi con il lockdown, ma la popolazione rimane ampiamente suscettibile“.
Nella fase 2 – precisa Rezza – sarà importante rafforzare soprattutto il controllo del territorio con l’identificazione rapida dei focolai, test, rintraccio e isolamento dei contatti e azioni di contenimento ed eventuale creazione di zone rosse.
Secondo Rezza “c’è un trend alla decrescita nel numero dei casi, quando li presentiamo per data di comparsa dei sintomi. Quelli che leggiamo non sono nuovi contagi, ma nuove notifiche di casi, avvenuti magari 20 giorni fa. I dati per data di comparsa di sintomi danno un trend più chiaro: da tempo diciamo che stiamo assistendo a una diminuzione della trasmissione“.
“Ci sono stati focali ospedalieri o nelle Rsa, che sono amplificatori ma anche indicatori dell’epidemia: vuol dire che il virus in quella zona sta circolando. La gran parte degli altri contagi è insorta dopo il lockdown ed è stata probabilmente di natura interfamiliare“. “Probabilmente in una fase 1-2, dovremo mantenere delle misure di distanziamento sociale, ma il virus si spera che circolerà meno rapidamente. In questa fase oltre a mantenere le misure di distanziamento sociale sarà importante rafforzare il controllo del territorio: identificazione rapida dei casi e isolamento; rintraccio e isolamento dei contatti; azioni di contenimento. Se la circolazione si riduce, tanto più c’è bisogno di ‘zone rosse’, azioni di contenimento che possono avere successo nel contenere i focolai. Questa tornerà a essere una delle misure più importanti nella fase senza il lockdown“.
Tra l’1 febbraio e il 15 aprile 2020 nelle Rsa italiane ci sono stati “circa 6-7000 decessi, tra il 7 e l’8% del totale dei residenti. I tamponi positivi al Coronavirus non sono stati neanche un migliaio“, ma “più del 40% dei residenti deceduti aveva sintomi riconducibili” al Coronavirus “o il tampone positivo, ma non siamo in grado realmente quanti decessi siano legati all’influenza e quanti al covid, soprattutto per il mese di febbraio“: lo ha spiegato Graziano Onder, direttore del Dipartimento Malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell’Istituto superiore di Sanità, alla conferenza stampa all’ISS.


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