Coronavirus, durante il lockdown si riduce lo smog in Toscana: a marzo frenano ossido e biossido di azoto

Netta riduzione di ossido di azoto e biossido di azoto e un calo dei valori di Pm10 nelle 10 stazioni di traffico della rete regionale

Il lockdown riduce lo smog anche in Toscana. A marzo, infatti, è stata osservata una netta riduzione di ossido di azoto e biossido di azoto e un calo dei valori di Pm10 nelle 10 stazioni di traffico della rete regionale. Lo riferisce una nota di Arpat, l’agenzia per la protezione dell’ambiente. Analizzando i dati del primo trimestre emerge che rispetto alle media del triennio precedente la variazione piu’ significativa ha riguardato il mese di marzo, cioe’ il periodo nel quale l’economia e’ finita in lockdown per contenere il Coronavirus.

I dati dell’ultimo mese su No e No2, precisa l’agenzia, permettono di “vedere abbastanza chiaramente un effetto delle restrizioni a marzo quando e’ visibile una diminuzione di tutti i valori delle mediane rispetto” al periodo 2017-2019. Un dato ancora piu’ apprezzabile nella stazione di rilevamento Firenze-Gramsci, cioe’ nella parte piu’ solcata dal traffico in periodi normali. A marzo di quest’anno “l’andamento giornaliero delle concentrazioni, pur presentando una curva con valori piu’ elevati rispetto alle altre nove stazioni- si legge– si e’ avvicinato, riducendo lo scarto che la caratterizzava in precedenza“.

Arpat ammette che non e’ possibile effettuare una correlazione diretta fra blocco delle attivita’ e ricadute sulla qualita’ dell’aria. In effetti il periodo dell’anno analizzato risente della variazione delle condizioni meteo-climatiche, delle reazioni chimico-fisiche in atmosfera. Ad esempio anche sul fronte delle polveri sottili Pm10 si assiste a un miglioramento guardando i dati di marzo, ma nettamente meno marcato a causa dell’avvento di polveri dall’Asia nell’ultimo week-end del mese scorso. “Tuttavia– evidenzia ancora Arpat- proprio per le caratteristiche di ubicazione delle stazioni esaminate, gli effetti sugli inquinanti sono in prima analisi riconducibili alla riduzione dei volumi di traffico“.