La Pianura Padana è la zona d’Italia più duramente colpita dall’epidemia di coronavirus. L’alto tasso di mortalità registrato ha spinto alla ricerca di altri fattori che potrebbero aggravare il quadro dei malati, tra questi molta attenzione sta attirando l’inquinamento atmosferico. Nei giorni scorsi, uno studio condotto dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) con le università di Trieste, Bari, Bologna e l’Ateneo di Napoli “Federico II”, ha analizzato “34 campioni di PM10 in aria ambiente di siti industriali della provincia di Bergamo, raccolti dal 21 febbraio al 13 marzo”, hanno scritto i ricercatori.
“Al momento, non è possibile formulare ipotesi riguardo la correlazione tra la presenza del virus sul PM e la progressione dell’epidemia di COVID-19. Altre questioni da affrontare nello specifico sono le concentrazioni medie di PM eventualmente richieste per un “effetto amplificatore” del contagio nelle aree che stanno vivendo il peso più drammatico del COVID-19 o persino la teorica possibilità di immunizzazione conseguente alle esposizioni a dosi minime a livelli più bassi di PM”, concludono i ricercatori.
