Molte persone sono costrette a trascorre le festività pasquali in ospedale, a lottare contro il coronavirus. Al Policlicnico di Tor Vergata di Roma da giorni si sono ormai attrezzati per far comunicare i familiari con i pazienti, per tentare di annullare le distanze in questo periodo che dovrebbe essere di festa e riunione. “Ho una lista di tutti parenti dei malati con i loro numeri, sono decine. Li chiamo tutti i giorni. Tablet e cellulare per loro sono come una finestra su questo reparto, spesso riusciamo a farli parlare ed e’ quello che vogliamo fare per tutti, laddove e’ possibile, anche nel giorno di Pasqua”, spiega Francesca Alfonsi, psicologa alla terapia intensiva del Policlinico.
La psicologa sorride dietro la mascherina, mentre dal cellulare che ha in mano scorre il video della famiglia di Elisabetta, che in diretta parla con mamma Annamaria. Lei muove gli occhi dietro il respiratore: per la prima volta dopo tre settimane vede un volto scoperto, ma attraverso lo schermo di un telefonino.

Daniele, 56 anni, impiegato di Zagarolo, e’ in cura al reparto di pneumologia e ha vissuto per giorni con un casco che lo aiutava a respirare. Ai nipotini, tra flussi velocissimi di ossigeno e un rumore continuo, ha raccontato di essere diventato un astronauta. Li rassicura dicendo che tornera’ dal viaggio iperspaziale e nel frattempo a Pasqua saluta dal pianeta coronavirus. “Questo casco e’ diventato il mio amico, per me e’ stata un’esperienza virtuale, che sta per finire“, spiega Daniele.
“Comunichiamo tutti giorni con i nostri pazienti, cerchiamo di coccolarli. Sara’ cosi’ anche a Pasqua. Qualcuno che sta meglio ha addirittura chiesto del vino, ma quello non credo sia proprio possibile“, scherza la professoressa Paola Rogliani, direttrice del reparto malattie respiratorie.
