Non solo Mattia, l’uomo diventato tristemente noto per essere il cosiddetto “paziente 1” in Italia. A 50 giorni dall’inizio dell’epidemia di Coronavirus nel nostro Paese spunta il Paziente 3, un uomo di Castiglione d’Adda di 44 anni ricoverato all’ospedale di Codogno poche ore dopo Mattia, pure lui positivo al tampone e pure lui finito in gravi condizioni in rianimazione per polmonite bilaterale e ora guarito. La vicenda, finora rimasta inedita, riguarda i giorni cruciali del 19, 20 e 21 febbraio in cui nel presidio sanitario del comune del lodigiano, uno del 10 centri poi isolati in zona rossa, sono stati accertati i primi casi positivi di Covid-19. Mattia, che aveva ‘firmato’ per essere dimesso dal pronto soccorso il 18 febbraio, era ritornato alle 3 di mattina del giorno successivo in condizioni preoccupanti. Condizioni che peggiorarono ulteriormente finche’ nella mattinata 20 febbraio, dopo il racconto della moglie della cena con l’amico rientrato dalla Cina e l’intuizione dei medici, venne sottoposto al tampone.

Dunque, a Codogno, nelle stesse ore, erano due e non uno i pazienti in gravi condizioni e intubati, tra l’altro quasi coetanei. Sempre quella notte, tra il 20 e il 21 febbraio, arrivo’ l’ordine della direzione generale della Asst di Lodi: la chiusura del pronto soccorso e l’immediata sanificazione completa e, ripetuta almeno due volte, del pronto soccorso e di tutti gli ambienti dove erano transitati i due pazienti. Nel frattempo, l’azienda sanitaria, aveva dato il via a un piano di riconversione dell’ospedale per fronteggiare al meglio l’emergenza.