“La Fase 2 è più pericolosa della Fase 1, quando è tutto chiuso è più facile. Dal 4 maggio dovremo tenere la guardia alta“: lo ha affermato Gianni Rezza, direttore delle Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, in un’intervista al “Fatto quotidiano“.
Rezza spiegato di essere stato sempre contrario a una riapertura selettiva, regione per regione: meglio un provvedimento nazionale. “È difficile una riapertura selettiva, gli indicatori utilizzabili sono diversi“. “Oggi Rt (il tasso di riproduzione del virus, ndr) non varia molto da Regione a Regione anche se in Lombardia, parte del Veneto, dell’Emilia e del Piemonte il numero di casi è più elevato. Ma i parametri sono anche altri e soprattutto la capacità di risposta del sistema sanitario sul territorio se ci sarà da contenere eventuali focolai. E comunque, restano le limitazioni alla mobilità da Regione a Regione“.
“In Veneto è stato fatto un ottimo lavoro. La Lombardia, che ha un ottimo sistema ospedaliero, a livello territoriale è meno forte. Ma in Lombardia dal primo caso del 20 febbraio si sono trovati con un ‘epidemia che era matura: è questa la loro attenuante, sono stati colti di sorpresa. Ora spero che il territorio sia pronto o che si adegui in tempi brevi“.
In riferimento invece agli effetti del caldo sull‘epidemia, Rezza ha spiegato: “Non è il caldo in sé. In generale il caldo crea distanziamento sociale: chiudono le scuole, gli uffici, si va in vacanza, non si prendono i mezzi pubblici, non si va in luoghi chiusi e affollati e questo fa diminuire le malattie respiratorie. Dopo di che il caldo estremo può favorire l’essiccamento delle goccioline e magari il virus resiste un po’ meno nell’ambiente. Ma ci affidiamo ai nostri comportamenti, non al caldo“.
“Il nemico non sono gli interventi, ma il virus. Noi facciamo scenari e modelli matematici, da quelli peggiori ai migliori. Riaprendo tutto subito potremmo avere situazioni catastrofiche“, ha spiegato Rezza, ospite di ‘Omnibus’ su La7.


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