L’epidemia di coronavirus ha fatto tanti contagiati e tante vittime anche tra medici e operatori sanitari, consapevoli della pericolosità della situazione ma ligi al loro dovere. Ne dà conferma la storia di Fiorenzo Corti, vicesegretario della Federazione Italiana Medicina Generale (Fimmg) e medico in convenzione a Masate, paese di 3.000 abitanti in provincia Milano, dove lavora dal 1981. All’ANSA, Corti ha raccontato la sua lotta con la malattia.
“Ho impiegato 40 giorni per superare il Covid. I primi 40 giorni di malattia che ho preso in 39 anni di professione di medico di famiglia. Ora sto bene e sono tornato ad assistere in miei pazienti. Il lavoro e’ ripreso piu’ intenso di prima. Il 29 febbraio – racconta – ho iniziato ad accusare stanchezza e dolori, il 4 ho sentito per la prima volta quello che ho chiamato il sapore del virus: ho iniziato a avere disturbi del gusto, mangiare cioccolata o aringa era la stessa cosa. Il giorno dopo e’ arrivata la febbre e la mancanza di fiato, anche per fare un piano di scale. Ho pensato “ci siamo”. Dopo tre giorni ho auto una vera e propria sincope, sono svenuto“.

Ora ha ripreso a lavorare: “Ricevo una cinquantina di chiamate al giorno per i motivi piu’ vari, dall’ascesso dentario alla colica renale. Molti sono malati cronici che chiamano per consigli sulla gestione di diabete, asma, cardiopatia. Con chi ha Covid ed e’ a domicilio, c’e’ la sorveglianza a distanza. Tra i miei pazienti ho avuto diversi casi di Covid e almeno 4 decessi”. A livello locale e nazionale, conclude Corti, sono stati fatti errori, “ma era impossibile non farne in una guerra che e’ stata quasi una esplosione nucleare. E’ importante ammetterli e farne esperienza, per non ripeterli“.
