Finisce l’era del “dovete chiudere”, comincia l’epoca del “potete ripartire”: cosa cambierà dal 18 Maggio e dal 3 Giugno

Coronavirus e riaperture: "Finisce l’era del “dovete chiudere”, comincia l’epoca del “potete ripartire”. Ognuno lo farà con i suoi tempi e i suoi modi"

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Appena finita la riunione dei governatori con il Governo. Stiamo lavorando per riaprire il Paese da lunedì 18 maggio. Dobbiamo dare certezze alle imprese e fare sì che possano ricominciare con regole certe e applicabili. I documenti Inail saranno linee di principio, le Regioni faranno le norme di dettaglio. Finisce l’era del “dovete chiudere”, comincia l’epoca del “potete ripartire”. Ognuno lo farà con i suoi tempi e i suoi modi“: lo ha scritto, in un post su Facebook, il governatore della Liguria Giovanni Toti. “La Regione Liguria consentirà la riapertura di negozi, bar, ristoranti, centri sportivi, parrucchieri ed estetisti dal prossimo lunedì. Ogni imprenditore potrà decidere quando si riterrà pronto per tornare al lavoro. Il Governo propone la riapertura degli stabilimenti balneari (ad esclusione ovviamente dei ristoranti sulla spiaggia che riapriranno con gli altri) il 3 giugno, ma le Regioni potranno anticipare. Ci consulteremo nelle prossime ore con gli operatori. I confini tra Regioni potrebbero riaprirsi il 3 giugno.

Coronavirus e Fase 2, la bozza del nuovo decreto

italiaFino al 2 giugno 2020 sono vietati i trasferimenti e gli spostamenti, con mezzi di trasporto pubblici e privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente ci si trova, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute“: è quanto si legge in una bozza del decreto sulle novità per la Fase 2 dell’emergenza Coronavirus. “Resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Resta inoltre il divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena per provvedimento dell’autorità sanitaria in quanto risultati positivi al virus, fino all’accertamento della guarigione o al ricovero in una struttura sanitaria“, si precisa.
A decorrere dal 3 giugno 2020, gli spostamenti sul territorio nazionale possono essere limitati solo con provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, in relazione a specifiche aree del territorio nazionale, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico effettivamente presente in dette aree“.

Il mancato rispetto dei contenuti dei protocolli o delle linee guida” sulle riaperture “che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza“, si legge nella bozza.

A partire dal 18 maggio 2020 gli spostamenti all’interno del territorio regionale non sono soggetti ad alcuna limitazione, fatte salve le misure di contenimento più restrittive adottate da specifiche aree del territorio regionale, soggette a particolare aggravamento della situazione epidemiologica“.

Il sindaco può disporre la chiusura temporanea di specifiche aree pubbliche o aperte al pubblico in cui sia impossibile garantire adeguatamente il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro“.

Salvo che il fatto costituisca reato, le violazioni del presente decreto, ovvero dei decreti e delle ordinanze emanati in attuazione del presente decreto, sono punite con la sanzione amministrativa” da 400 a 3000 euro. Nei casi in cui la violazione sia commessa nell’esercizio di un’attività di impresa, si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della “chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni“.

Per garantire lo svolgimento delle attività economiche e produttive in condizioni di sicurezza, le regioni monitorano con cadenza giornaliera l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e, in relazione a tale andamento, le condizioni di adeguatezza del sistema sanitario regionale“. “I dati del monitoraggio – viene stabilito – sono comunicati giornalmente dalle Regioni al Ministero della Salute, all’Istituto superiore di sanità e al comitato tecnico-scientifico“, e “in relazione all’andamento della situazione epidemiologica sul territorio“, la Regione, “informando contestualmente il Ministro della salute, può introdurre, anche nell’ambito delle attività economiche e produttive svolte nel territorio regionale, misure derogatorie, ampliative o restrittive, rispetto a quelle disposte ai sensi dell’articolo 2 del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19“.