Coronavirus, Arcuri sulla lentezza degli approvvigionamenti di mascherine: “Ho messo in campo anche l’esercito”

Arcuri: l'emergenza Coronavirus ha causato una "guerra commerciale devastante" in cui l'Italia si è tuffata

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L’emergenza Coronavirus ha causato una “guerra commerciale devastante” in cui l’Italia si è tuffata: lo ha affermato il commissario straordinario per l’emergenza Domenico Arcuri, in un’intervista a Il Corriere della Sera.
Sui 50 centesimi a mascherina Arcuri ha precisato: “Ho detto che se i distributori e i farmacisti comprano a un prezzo maggiore gli viene ristorata la differenza. Ma ora è tutto risolto, ci siamo capiti e andiamo avanti insieme. Partiamo dall’inizio“.
Arcuri spiega la lentezza degli approvvigionamenti di mascherine: “Va fatta in Cina, poi messa in una white list per l’esportazione, quindi sale su un cargo per l’Italia, alla dogana c’è una prima verifica per la certificazione, poi l’Inail o l’Istituto superiore di sanità danno altre certificazioni. Infine devi distribuirle. Ho messo in campo anche l’esercito. Intanto gli speculatori vendono in giro prodotti non in regola a prezzi assurdi o provano a offrirli al governo e alle regioni. E quando non ci riescono, trovano l’amico che dice in tivù che Arcuri è un incapace, perché le mascherine non si trovano“. “Il costo di produzione è di 10 cent. L’Ima della famiglia Vacchi e la Fameccanica del gruppo Angelini si sono messe a produrre macchine per mascherine, lavorando sette forze dell’ordine e il settore pubblico. Noi ne abbiamo distribuite 4 milioni al giorno in fase 1, quasi 8 ora. E ne abbiamo abbastanza in stock, più abbastanza ordini, per coprire il fabbisogno mentre aumenta la produzione interna. Tra poco le distribuiremo gratis anche ai meno abbienti. Il prossimo passo sarà un accordo con i tabaccai, ma non abbiamo più bisogno di altri rifornimenti dall’estero“.
Oggi non c’è al mondo un test sierologico sicuro al 100%, la velocità della ricerca è stata forsennata, la frontiera non era la stessa in marzo, non lo sarà in giugno. E il test di certo non è una patente di immunità, serve a sapere come si è mosso il virus. E vanno evitati il più possibile i cosiddetti test rapidi. A volte i cittadini ignari pagano per test che servono a poco“.