Coronavirus, da domani test sierologici per 150mila italiani: riveleranno cosa è successo in Italia, ma non mancano dubbi su accuratezza e falsi positivi

Coronavirus: da domani 150mila italiani si sottoporranno al test sierologico nei laboratori selezionati dal Ministero della Salute

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Domani, 4 Maggio, è la data attesa da tempo: in Italia ci saranno le prime riaperture e le nuove modalità di spostamento, ma è anche la data in cui è previsto l’avvio dell’indagine su un campione di 150mila italiani (strutturato dall’Inail e dall’Istat per anagrafe, zona e censo) che si sottoporranno al test sierologico nei laboratori selezionati dal Ministero della Salute.
Ieri, il commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, durante la conferenza stampa alla Protezione Civile, ha spiegato: “I cittadini verranno contattati e verrà chiesto loro di sottoporsi al test nel laboratorio più vicino. Ovviamente lo faranno gratuitamente“.

L’obiettivo è comprendere se chi fa il test è venuto in contatto con il virus e se ha sviluppato l’immunità.
Il test rileva la presenza di alcuni anticorpi: Igm (immunoglobuline m) e Igg (immunoglobuline g), che indicano, appunto, se nell’organismo si è sviluppata l’immunità.
L’indagine potrebbe fare emergere quanto il virus abbia realmente circolato nel Paese, ma non mancano i dubbi sull’accuratezza del test e sui possibili falsi positivi.
Il problema dei test diagnostici è che nessuno è accurato al 100%, ha una certa percentuale di falsi positivi e negativi. Si cerca di fare con il meglio che c’è. E il meglio che c’è sono alcuni test che sono arrivati in tecnica ‘Elisa’ o ‘Clia’ e sono test affidabili,” ha spiegato Luca Richeldi, primario di Pneumologia della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs di Roma e componente del Comitato tecnico-scientifico sul Coronavirus, nell’ultima conferenza stampa alla Protezione civile.

Le modalità di esecuzione del test sierologico, con delle estrazioni secondo i tabulati Istat, hanno più l’aspetto di una specie di sondaggio o di ‘exit poll’. Quindi può andar bene per una prima fase, ovvero indagare dal punto di vista statistico cosa è successo in Italia. Ma poi bisognerà allargare il test sempre di più per capire esattamente cosa è accaduto nella diffusione del virus,” ha affermato Matteo Bassetti, direttore di Malattie infettive al Policlinico San Martino di Genova e componente della task force della Regione Liguria, commentando l’avvio domani del test sierologico su 150mila italiani.