Al via “l’indagine nazionale su 150mila italiani che saranno sottoposti a test sierologici, prevista dal decreto legge varato domenica. Una misura urgente, che si svolgerà nell’arco di tre settimane, per dare al Paese una fotografia della situazione e per cercare di capire quante persone sono infette nella popolazione. Il Governo ha deciso di usare questo modello che si fa per la prima volta su larga scala, con un grande investimento“: lo ha affermato il direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito, nell’audizione informale davanti alla Commissione Igiene e Sanità del Senato sui profili sanitari della fase 2 (strategie anti e post Covid-19).
“La fotografia del Paese che ne uscirà sarà estremamente precisa, ci darà indicazioni diverse secondo le regioni. E’ molto importante capire quante persone si sono infettate perché le decisioni sulle misure da adottare o da mantenere sono anche legate a quante persone hanno già avuto l’infezione“.
Coronavirus e Fase 2, Ippolito: “Solo 2,8 milioni di persone hanno avuto contatto con il virus”
“E’ importante la scelta del Paese di non fare test rapidi ma sierologia vera con valori di sensibilità e specificità estremamente elevati. In ogni caso ci aspettiamo di avere una quota di falsi positivi, e tutti i positivi che verranno identificati da questa indagine andranno ricontrollati, gli andrà fatto un tampone e dovranno essere sottoposti a monitoraggio da parte delle strutture competenti sul territorio“.
Il decreto legge sugli studi epidemiologici e statistiche “è una misura urgente per dare al Paese una fotografia della situazione, per cercare di capire quante persone sono infette nella popolazione, dato importante anche perché legato alle decisioni su misure da adottare o mantenere. Il Governo ha deciso di usare questo modello, per la prima volta su larga scala in epoca recente“.
“Va detto che questo virus ha un tasso di mutazioni estremamente limitato: non è sostanzialmente mutato” e “le piccole differenze che si vedono” sono “più utili per tracciare zone geografiche e catene di trasmissione che non per dire che il virus è mutato, è diventato più buono, più cattivo. Questo lasciamolo dire a persone che non si occupano di scienza, anche se purtroppo lo dicono anche persone che si occupano di scienza“.
