Sull’uso del plasma per la cura del Coronavirus “servono verifiche per dimostrarne l’eventuale efficacia, non ancora provata. Ma sono da evitare micro studi scollegati tra loro. Serve un coordinamento nazionale“: lo ha spiegato all’Adnkronos Salute il direttore scientifico dell’Istituto nazionale di malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito. “Il sangue di convalescenti è stato provato con risultati alterni in molte malattie“. Contro il nuovo Coronavirus “ogni tentativo è apprezzabile. Ma sono necessari studi randomizzati controllati e centralizzati con il Governo nazionale. Per poter capire, su popolazioni adeguate, con numeri sufficienti e con studi idonei, se funzionano o no. Fino ad ora questo non è stato dimostrato su numeri e ricerche adeguate“.
“Tutte le cose nuove vanno considerate, ma con i metodi e gli strumenti giusti, quelli appunto degli studi randomizzati controllati“. Non è utile “che ognuno si faccia il suo studio. Con tutti i farmaci utilizzati in questa malattia si è assistito alla rincorsa alla presentazione di studi. E’ necessario invece un forte coordinamento nazionale, come ha avviato l’Agenzia italiana del farmaco Aifa, su studi metodologicamente corretti e di grandi dimensioni“.
Come funziona la terapia con plasma

“La terapia con plasma da convalescenti prevede il prelievo del plasma da persone guarite dal Covid-19 e la sua successiva somministrazione (dopo una serie di test di laboratorio, anche per quantizzare i livelli di anticorpi ‘neutralizzanti’, e procedure volte a garantirne il più elevato livello di sicurezza per il ricevente) a pazienti affetti da Covid-19 come mezzo per trasferire questi anticorpi anti-SARS-Cov-2, sviluppati dai pazienti guariti, a quelli con infezione in atto“, ricordano gli esperti. “Gli anticorpi (immunoglobuline) sono proteine coinvolte nella risposta immunitaria che vengono prodotte dai linfociti B in risposta ad una infezione e ‘aiutano’ il paziente a combattere l’agente patogeno (ad esempio un virus) andandosi a legare ad esso e ‘neutralizzandolo’. Tale meccanismo d’azione si pensa possa essere efficace nei confronti del Sars-Cov-2, favorendo il miglioramento delle condizioni cliniche e la guarigione dei pazienti“.
