Coronavirus e lock-down: attenzione alla salute mentale, non ce ne rendiamo conto ma la paura ci sta cambiando

Secondo gli esperti i danni causati da questo lungo isolamento per il Coronavirus si vedranno con il tempo

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Il lock-down dovuto all’emergenza Coronavirus ha avuto conseguenze sulla salute mentale degli italiani? Attualmente sembra di no, ma in realtà secondo gli esperti i danni causati da questo lungo isolamento si vedranno con il tempo. Ora siamo tutti proiettati a uscire, ma la nostra mente, dopo aver subito il bombardamento di questi mesi, “teme che le bombe continuino a cadere” e il problema più difficile da gestire sarà quello del distanziamento sociale. Lo spiega all’AGI Maura Manca, psicologa. “Questi mesi di isolamento sociale forzato hanno indubbiamente impattato in maniera molto forte da un punto di vista psicologico, familiare, sociale e lavorativo. Gli esiti non li vediamo adesso in questa prima fase in cui la reattivita’ e l’istinto di sopravvivenza, che portano un iniziale riadattamento e cambiamento, prendono il sopravvento, ma li vedremo soprattutto a lungo termine”, osserva Manca. “Il problema e’ che abbiamo subito non solo un isolamento, ma una sorta di bombardamento psichico costante e continuativo che ci ha fatto navigare nell’incertezza. Questa incertezza – rileva la psicologa – e’ andata ad alimentare in maniera negativa anche le emozioni creando e favorendo ansie, paure, preoccupazioni e, nello stesso momento, rabbia e frustrazione. Da un lato abbiamo dovuto cercare di accettare e riadattarci a una condizione di isolamento forzato per la nostra tutela e la tutela degli altri, dall’altro lato e’ stato difficile accettare per il semplice motivo che non c’e’ stato un contenitore che fosse in grado di contenere”. “E’ un po’ come dopo il bombardamento – prosegue Manca – quando le persone hanno immediatamente voglia di ricostruire e di partire, come nel dopoguerra: e’ anche un istinto umano. Quello che rimane dentro e’ il vero problema: anche se sappiamo che il bombardamento e’ finito, la nostra mente continua ad aver paura che possano arrivare le bombe”.

Dovremmo imparare a convivere con la paura – suggerisce l’esperta – quella che tanto temiamo erroneamente, perche’ e’ la paura che ci porta a mettere in atto dei comportamenti piu’ responsabili, una paura sana ovviamente”. In questo periodo, spiega ancora Manca, “ci muoveremo tra paura e speranza, pero’ anche con una sensazione di confusione: tante persone stanno provando una sorta di estraniazione dall’ambiente che le circonda perche’ ci siamo comunque creati un nostro microcosmo fatto abbastanza su misura di sicurezza in cui abbiamo anche ricreato un equilibrio. E nel momento in cui ci siamo adattati a questo nuovo modo di vivere nell’isolamento dobbiamo affrontare il problema piu’ importante e piu’ difficile, quello del distanziamento sociale”. “La connessione sociale con l’altro – rileva la psicologa – e’ quello che ci rende umani e quello che rinforza non solo i legami, ma anche ci da’ sicurezza: basti pensare a quando siamo tristi o felici. Abbiamo bisogno di toccare l’altro, di abbracciarlo. Questo impatto col distanziamento sociale avra’ delle ripercussioni. Intanto perche’ approcceremo alle attivita’ che svolgevamo prima aspettandoci di trovare quello che c’era prima e non lo troveremo, e gia’ questo crea una sorta di conflitto interno“, poi, aggiunge Manca, “anche rivedere gli affetti stabili, i colleghi, a distanza, sara’ difficile da accettare perche’ istintivamente ci verra’ da avvicinarci all’altro e, quindi, ci muoveremo tra la paura del contagio, rischiando di vedere l’altro anche come potenziale pericolo, e il bisogno e la voglia di avere una relazione sociale: questo contrasto sara’ difficile da gestire“.

“Non dobbiamo – precisa l’esperta – fare una gara, perche’ tutte le categorie sono colpite a modo loro. Ognuno di noi ha dovuto fare delle rinunce e degli sforzi mentali e tutti ci muoveremo e dovremo fare i conti con una profonda incertezza, con la paura di una eventuale nuova chiusura, una minaccia per cui viviamo terrorizzati. Questa paura che ora ripartiamo e domani ci rimettono in prigione crea anche molta stanchezza mentale per cui ci muoviamo tra la forza che dobbiamo tirar fuori per essere resilienti chiedendo al nostro corpo e alla nostra mente un consumo di energia piuttosto ampio“.

Tutto è legato “al come una persona e’ arrivata ad affrontare questa pandemia per cui se c’era gia’ un un terremoto in corso o comunque una fragilita’ psichica e’ ovvio che questo evento ha creato una devastazione“, spiega Manca. La perdita del lavoro, degli affetti, l’impatto stesso della malattia: “Ci dimentichiamo che la perdita del lavoro e’ anche la perdita di un sogno, dell’identita’ di cio’ in cui abbiamo creduto, e non sappiamo se e quando ripartiremo: l’incertezza devasta da un punto di vista psicologico“. C’è poi preoccupazione per la mancanza della scuola “che, spero non crei un buco emotivo e formativo educativo per i ragazzi perche’ era rimasto l’unico pilastro di riferimento visto che la famiglia in questi anni ha vacillato un po’ come stabilita’. Se togliamo anche la scuola i ragazzi perderemo tanto non solo fisicamente, ma anche in termini contenutistici ed emotivi“, conclude l’esperta.