“Nel pieno dell’epidemia, le scuole sono state chiuse perché epidemiologici e matematici ci hanno detto che se fossero state aperte, sarebbe schizzato verso l’alto quel fattore R0 che rappresenta l’indice di trasmissione dell’infezione. Oggi supereremmo il fatidico numero 1 che guardiamo sempre con ossessione“; lo ha affermato, in videoconferenza, Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico istituito presso il Dipartimento della Protezione civile, in occasione dell’audizione resa alla commissione Affari sociali della Camera. “L’epidemia sembra confermare che è in discesa ma è presto per dire se la conferma è compatibile con la riapertura di molte attività produttive. Gli effetti della chiusura sono dimostrati dall’effetto declinante della curva, ma dobbiamo ancora vedere se indicazioni che abbiamo dato a partire dal 4 maggio mantengono questo indicatore sotto l’1”
“La riapertura delle scuole deve seguire la curva dell’epidemia. Ci sono apparentemente segnali positivi e favorevoli, ma è anche abbastanza prematuro dire che questa tendenza sia compatibile con la riapertura“.

I cittadini dovrebbero usare “le mascherine normali, quelle che il decreto del 17 maggio definisce monouso, autoprodotte, di comunità: questa è la forma di protezione che ci auguriamo venga usata costantemente e che da settembre sarà utilizzata da tutti gli studenti quando potranno riaprirsi le scuole, ci auguriamo in maniera normale“.
“Purtroppo c’è confusione tra i dispositivi ed il loro corretto uso. All’inizio ci fu una drammatica corsa al recupero di Dispositivi di protezione individuale (Dpi) e si tendeva a recuperare per uso domestico e privato il miglior dispositivo possibile, la mascherina Ffp3, difficile da usare, costosa e rara (dura solo qualche ora) e che dovrebbe essere impiegata solo dagli specialisti“.
“Le residenze per anziani e quelle che ospitano persone con disabilita’ hanno sempre rappresentato durante la pandemia un problema serio, complesso, per la loro vulnerabilità. Il Comitato tecnico-scientifico ha sempre dato risposte precise, puntuali e tempestive“, ha affermato Miozzo, nel seguito dell’audizione resa sei giorni fa alla commissione Affari sociali della Camera. Miozzo, in particolare, ha ricordato il verbale Cts del 2 marzo del 2020, quindi “nel pieno dell’evoluzione dell’epidemia“, quando fu raccomandata una serie di “limitazioni dell’accesso di parenti e visitatori a tutte le strutture, accesso consentito solo dalla direzione sanitaria o dal responsabile sanitario“.
“E’ stata una decisione sofferta, drammatica, quella di impedire la celebrazione dei funerali, che rappresentano uno dei momenti più classici della diffusione del virus“. “Solo il 4 marzo a San Marco in Lamis un funerale per una persona morta di coronavirus ha determinato il contagio di altre 70 persone e alcuni decessi. A Roma ci sono stati 18 contagiati per un funerale che per come lo viviamo noi richiede baci, abbracci e strette di mano, cioè tutto quello che deve essere vietato quando c’è una epidemia“.