Coronavirus, troppo pochi italiani hanno contratto l’infezione: per evitare una violenta ripresa dell’epidemia bisogna individuare i positivi

La riduzione affrettata delle misure di contenimento potrebbe portare a un "rampante ritorno dell'epidemia", soprattutto se non si individuano i positivi

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Individuare e isolare i nuovi contagi è a questo punto fondamentale, se si considera la bassa percentuale di persone che in Italia ha finora avuto l’infezione: lo rileva il Rapporto Covid-19 della Commissione Salute dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Gli esperti stimano che all’uscita dal lockdown la percentuale di chi ha avuto l’infezione sia “molto bassa, inferiore al 10% della popolazione, il che – si legge – implica che la maggior parte delle persone sara’ ancora del tutto vulnerabile al virus“.

Nel documento si rileva che “quando viene attuata la mitigazione delle misure di blocco, il contenimento dell’epidemia o una sua violenta ripresa dipenderanno essenzialmente dall’efficacia più o meno elevata con cui viene messa in atto un’intensa campagna per individuare le persone infette che sono asintomatiche o che sono ancora pre-sintomatiche, in modo da isolarle, tracciare efficacemente i loro contatti e metterli rapidamente in quarantena”. Le misure non dovrebbero inoltre essere adottate solo a livello nazionale, ma coordinate a livello europeo.

In Europa – si legge nel documento – l’intensa interconnessione tra le nazioni dovrebbe imporre la messa in atto di misure coordinate, cosa che attualmente non appare essere sufficientemente considerata, essendo ogni nazione concentrata sui gravi e parzialmente differenti problemi interni”. Secondo i Lincei si dovrebbe “tener presente che il ritorno dell’epidemia in una nazione europea potrebbe causare la re-introduzione di blocchi successivi e financo l’introduzione di una serie di blocchi periodicamente ripetuti anche in altre nazioni. Sia il costo che la complessita’à sociale, politica ed economica di situazioni di questo genere appaiono essere molto elevati“.

La riduzione affrettata delle misure di contenimento potrebbe portare a un “rampante ritorno dell’epidemia”, afferma il Rapporto, a cura di Maurizio Cecconi, direttore del dipartimento di Anestesia e Terapie Intensive dell’Irrcs Humanitas, e degli immunologi Guido Forni, dell’Università di Torino e Alberto Mantovani, direttore scientifico e presidente della Fondazione Humanitas.

Se la lunga durata delle strategie di confinamento causa seri problemi sociali ed economici, una loro rimozione troppo affrettata potrebbe portare ad un rampante ritorno dell’epidemia, con conseguenze sanitarie e sociali ancora più devastanti“, si legge nel documento dei Lincei. “Cercare di incrementare la libertà individuale e di ridurre le restrizioni sociali mantenendo un attento controllo della diffusione dell’epidemia non è un’impresa facile, in particolare – rilevano gli esperti dell’Accademia – perché non sono disponibili linee guida facilmente applicabili ai Paesi occidentali. Si tratta di un’impresa che probabilmente sara’ connotata da una serie di errori e da una serie di misure messe in atto per riparare gli errori”.

E’ STATA LA PIU’ GRANDE QUARANTENA DELLA STORIA

La pandemia causata dal Sars-Cov2 ha dato luogo alla “più grande quarantena della storia dell’umanità“, rileva l’accademia dei Lincei nel suo secondo Rapporto Covid-19. “Per cercare di limitare la diffusione dell’infezione, prima la Cina, poi la Corea del Sud, l’Italia e, progressivamente molti altri paesi del mondo hanno imposto dei limiti allo spostamento delle persone ed hanno chiuso i confini” ed “è innegabile che l’Italia sia uno dei Paesi europei che sono stati colpiti con particolare intensità“, ma “una valutazione di come l’Italia ed il mondo potevano essere meglio preparati e di come si sta reagendo di fronte alla pandemia, potrà essere fatta solo quando la pandemia sarà finita“.

Come osservano i Lincei “secondo il ‘2019 Global Health Security Index ranking’ l’Italia non era particolarmente attenta ai problemi posti dalla diffusione delle malattie infettive” e considerano “una perdita gravissima che non dovremo mai più permetterci” la perdita di vite di medici e infermieri. “Certamente si sarebbe potuto fare di più, in numerosi aspetti di cui alcuni molto importanti e relativamente semplici. D’altra parte, molti altri Paesi e gli stessi organismi internazionali si sono mossi in modo poco coordinato, spesso confuso e a volte contraddittorio“. Ma per i Lincei “non bisogna dimenticare che solo pochi mesi or sono l’ipotesi di destinare energie e risorse per essere meglio preparati verso una possibile, ma comunque ipotetica pandemia non avrebbe avuto la forza di superare indifferenza, scetticismo, atteggiamenti antiscientifici e sospetti di oscuri interessi e corruzione”. Se in futuro saremo maggiormente preparati in termini di prevenzione è senza dubbio “la lezione sui pericoli di atteggiamenti antiscientifici e sugli errori nell’allocazione delle risorse che l’Italia ed il mondo stanno vivendo è complessa e durissima, così dura che oggi non si può avere un’idea chiara del ‘dopo’ che ci sta aspettando”.

DUBBI SUL TEST PER LA CORSA AI VACCINI

L’Accademia dei Lincei boccia perché “eticamente controversi” i test che prevedono la somministrazione del vaccino a volontari sani e la successiva infezione delle stesse persone con il nuovo coronavirus. Decisioni, si legge nel Rapporto Covid-19, dettate dall’urgenza di verificare rapidamente l’efficacia del vaccino. E’ un approccio che vari gruppi di opinione stanno sostenendo e per il quale molte persone si sono offerte come volontari, ma che i Lincei definiscono “eticamente controverso”.