“Ipotizziamo che il virus in Lombardia sia entrato molto presto, a gennaio, probabilmente con una persona arrivata dalla Cina, qualcuno dice dalla Germania. Avrà iniziato qualche catena di trasmissione nel momento del picco influenzale quindi era molto difficile fare una diagnosi differenziale e siamo andati avanti un mese; quando c’è stato il ‘caso indice’, il 20 febbraio, evidentemente c’erano già diverse generazioni di casi, cioè il virus stava circolando ormai da tempo“: lo ha spiegato Giovanni Rezza, direttore Dipartimento Malattie Infettive – Iss, in collegamento con Agorà su Rai3.
Per quanto riguarda gli studi sul plasma, “non è semplicissimo, bisogna trovare i donatori che sono persone convalescenti che quindi hanno molti anticorpi. Aspettiamo i risultati della sperimentazione con molta speranza. Difficilmente può essere praticato sul larghissima scala perché è un procedimento che prende tempo, potrebbe però dar vita a nuove forme di trattamento che possono essere applicate su più ampia scala come quelle degli anticorpi monoclonali che potrebbero essere sintetizzati e quindi prodotti più facilmente e dare anche meno effetti collaterali“.
Sul ruolo dell’aria condizionata nella trasmissione dell’infezione “è stato ipotizzato che possa aerosolizzare il virus e trasmetterlo a distanza ma non è assolutamente provato“, ha spiegato Rezza,
Sull’ipotesi del virus fuoriuscito per errore da un laboratorio di Wuhan dove si stavano facendo degli esperimenti, Rezza afferma: “Prove non ce ne sono, noi sappiamo che questo virus è molto simile a un Coronavirus dei pipistrelli per cui pensiamo che l’ipotesi più accreditata sia quella di un salto di specie. Se un giorno porteranno delle prove verranno valutate. Per ora, al di là delle indiscrezioni, non c’è un’evidenza scientifica su cui basarsi“.
“Se ci sono colleghi stimati che hanno dono della preveggenza, benissimo. Se morirà a giugno faremo una grande festa“, afferma Rezza, commentando le affermazioni di colleghi che prevedono che il virus a giugno sarà morto. “Anche io vorrei che scomparisse ma non credo questo sogno possa realizzarsi molto presto. Dobbiamo quindi raddoppiare, triplicare gli sforzi per arginarne la diffusione“.
Lo stato d’animo nel primo giorno della Fase 2, riassume, è di “preoccupazione“. “Se da una parte c’è bisogno di riaprire il Paese, vediamo anche che questo virus sta ancora circolando“. “I cittadini, quindi, devono aver comportamenti responsabili: distanziamento, lavaggio delle mani, mascherine in luoghi pubblici. Dall’altra parte la sanità pubblica deve esser pronta a intercettare a livello territoriale un possibile ritorno in campo del virus“.


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