Lo scandalo ventilatori colpisce la Russia e, per estensione, anche l’Italia e gli Stati Uniti, dove il modello incriminato, l’Aventa-M, è stato donato o distribuito.
L’utilizzo dei ventilatori Aventa-M è stato sospeso in Russia dopo che i dispositivi si sono incendiati mentre erano in funzione in sostegno della respirazione di pazienti ricoverati con COVID-19, in due ospedali, a Mosca e a San Pietroburgo. I due incidenti hanno provocato nei giorni scorsi la morte di 6 persone e costretto altre centinaia all’evacuazione.
La decisione di sospensione dell’utilizzo, presa dall’autorità nazionale per la sanità, riguarda solo i ventilatori prodotti dopo il primo aprile. Il Comitato investigativo ha aperto una inchiesta per risalire alle cause degli incendi.
All’ospedale San Giorgio di San Pietroburgo, che il mese scorso ha ordinato 237 ventilatori Aventa-M, 2 giorni fa sono morti 5 pazienti connessi ai ventilatori incendiati, e sabato un episodio simile è avvenuto all’ospedale Spasokukotsky di Mosca, dove è deceduta un’altra persona.
I ventilatori Aventa-M, prodotti da una società basata negli Urali che fa capo a Rostec, l’unica a produrre ventilatori in Russa, facevano parte del pacchetto di aiuti inviato all’inizio di aprile, a pagamento, negli Stati Uniti. I dispositivi non sono mai stati usati negli ospedali statunitensi perché hanno un voltaggio non compatibile con il sistema in uso negli Stati Uniti e le autorità locali le rispediranno all’Agenzia per la gestione delle emergenze che coordina la risposta alla crisi.
I ventilatori Aventa-M erano stati donati il mese scorso anche all’Italia, nell’ambito del pacchetto di aiuti arrivati da Mosca. In totale erano arrivati 150 ventilatori, dello stesso modello di quelli inviati dalla Russia anche agli Stati Uniti e che, secondo un portavoce della Federal Emergency Management Agency americana, non sarebbero mai stati utilizzati.


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