Coronavirus, non solo sintomi respiratori: anche la pressione alta un tassello della malattia

La pressione alta un nuovo tassello aggiunto al ritratto del Coronavirus

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L’ultimo tassello aggiunto al ritratto del nuovo Coronavirus mostra come tra le conseguenze della malattia ci sia un costante aumento della pressione arteriosa sistemica: man mano che avanza, con i noti sintomi respiratori, Covid-19 evolve progressivamente in una patologia vascolare che determina un’instabilità emodinamica.
Uno studio dell’università Statale di Milano ha dimostrato che le persone infette vanno incontro a una progressiva degradazione della funzionalità endotelio polmonare che si associa a un aumento della pressione: i dati, spiegano gli autori della ricerca pubblicata su ‘European Respiratory Journal’, mostrano come i parametri di funzione respiratoria comunemente usati nella attività cliniche si alterino in modo significativo nei soggetti che sviluppano elevati valori pressori arteriosi.
Sembrerebbe – spiegano i ricercatori – che i pazienti con Covid-19 siano meno capaci di attuare dei meccanismi compensatori nei confronti dell’attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone dovuta forse a una riduzione dell’enzima Ace2, effetto quest’ultimo possibilmente mediato dal virus Sars-CoV-2. Infatti, il virus si lega con avidità ad Ace2 utilizzandolo come via di ingresso nelle cellule polmonari e di altri tessuti come ad esempio quello vascolare sistemico e polmonare“.
Lo studio nasce dalla collaborazione tra due gruppi di ricerca, clinica e di laboratorio, dell’ateneo meneghino: le osservazioni sono nate durante le attività nell’Unità cardiorespiratoria della Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, diretta da Francesco Blasi, e hanno condotto il ricercatore Marco Vicenzi a condividere riflessioni fisiopatologiche insieme ai docenti Valentina Bollati e Massimiliano Ruscica.
Il lavoro interdisciplinare è frutto di una collaborazione fra tre dipartimenti della Statale di Milano: Scienze cliniche e di comunità, Fisiopatologia medico-chirurgica e dei trapianti e Scienze farmacologiche e biomolecolari.

Da un punto di vista terapeutico, concludono gli autori, “i risultati di questa ricerca suggeriscono come i pazienti affetti da Covid-19 possano beneficiare di un approccio terapeutico di comune pratica clinica nell’ambito delle patologie con danno endoteliale, quale ad esempio l’ipertensione arteriosa. Tali farmaci sono rappresentati da antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi, Ace-inibitori e sartani“.