Coronavirus, la corsa al vaccino negli USA: Moderna è pronta alla Fase 2 della sperimentazione, sviluppati anticorpi simili a quelli dei pazienti guariti

Le società biotecnologiche Moderna, Novavax e BioNTech hanno già avviato la sperimentazione sull'uomo: si punta ad avere un vaccino entro fine 2020

Sono tante le aziende che stanno portando avanti la sperimentazione di un vaccino anti-coronavirus negli Stati Uniti. Nella “partita a stelle e strisce”, sono in vantaggio le societa’ biotecnologiche Moderna, Novavax e BioNTech, avendo gia’ avviato la sperimentazione sull’uomo. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanita’, nel mondo questo traguardo è stato raggiunto solo da dieci aziende su oltre 100 vaccini allo studio. Il presidente Donald Trump punta ad avere un vaccino “Made in Usa” entro la fine del 2020. Molti esperti ritengono che serviranno almeno altri 12 mesi per la grande distribuzione ma l’accelerazione nella ricerca dettata dall’emergenza rende il traguardo del tycoon “plausibile”, secondo il super virologo della Casa Bianca Anthony Fauci.

Moderna, che si avvale della collaborazione dell’Istituto nazionale di sanita’ Usa per accelerare la ricerca, lo scorso marzo e’ stata la prima ad avviare la Fase 1 dei test clinici in America e ora è pronta a passare alla Fase 2. Sta lavorando ad un vaccino a Rna, utilizzando una sequenza sintetizzata in laboratorio: ha annunciato che otto persone “hanno sviluppato anticorpi in modo del tutto simile ai pazienti Covid-19 guariti”. Il mese scorso Moderna, che conta anche su una partnership con la casa farmaceutica svizzera Lonza, si e’ aggiudicata 483 milioni di dollari per il vaccino contro il coronavirus dalla governativa Biomedical Advanced Research and Development Authority (Barda).

Novavax ha fatto sapere all’inizio della settimana di aver cominciato la Fase 1 e che i primi risultati si avranno a luglio. Nelle quattro fasi previste per i test clinici, viene progressivamente aumentata la popolazione testata, studiata la capacita’ di stimolare la risposta immunitaria desiderata, vengono analizzate le reazioni avverse e la loro frequenza, viene individuata la corretta posologia. Solo nell’ultima fase, la quarta, inizia la commercializzazione unita ad una ulteriore analisi dell’efficacia del vaccino. Novavax ha denominato il suo possibile vaccino NVX-CoV2373, spiegando che sara’ utilizzato con l’adiuvante Matrix-M. I farmaci adiuvanti sono progettati per rafforzare la risposta immunitaria indotta da un vaccino e fornire una protezione piu’ duratura contro le infezioni. Per Novavax la Fase 1 e’ partita in Australia su circa 130 partecipanti sani dai 18 ai 59 anni mentre la Fase 2 sara’ condotta in diverse nazioni, Stati Uniti compresi.

In Fase 1 e 2 la BioNTech che, in collaborazione con la tedesca Pfizer, sta sperimentando 4 potenziali vaccini negli Usa e in Germania, sempre a Rna, nell’ambito del programma Bnt162: negli States i test clinici vengono effettuati su 360 pazienti e i risultati sono attesi tra giugno e luglio.

Inovio Pharmaceutical ha intrapreso la Fase 1 lo scorso aprile su quaranta pazienti. I risultati sulla sperimentazione dell’ INO-4800 arriveranno il prossimo autunno. La societa’ ha detto che avra’ un milione di dosi di vaccino disponibili per un uso emergenziale entro la fine dell’anno: si e’ aggiudicata finanziamenti anche dalla fondazione di Bill Gates ed ha ottenuto una commessa dal dipartimento della Difesa, tramite la Ology Bioservice, per fornire il suo eventuale vaccino al personale militare.

Negli Stati Uniti c’e’ anche una scienziata italiana in corsa per un vaccino contro il coronavirus: Maria Elena Bottazzi, microbiologa e virologa molecolare del Baylor College of Medicine di Houston. “E’ un vaccino (proteico) contro la Sars che avevamo sviluppato negli anni 2011-2016 – ha spiegato Bottazzi all’AGI – e’ conservato in freezer a Houston. Abbiamo gia’ fatto degli esperimenti per verificare che questo vaccino contro la Sars sia in grado di proteggere dal Covid. L’Fda (Food and Drug Administration) sta facendo la revisione dei nostri dati. Avremo indicazioni il 16 giugno prossimo e a settembre al Baylor dovrebbe partire lo studio clinico”.

GlaxoSmithKline, alleata con la francese Sanofi per lo sviluppo di un vaccino adiuvato, dovrebbe iniziare la sperimentazione sull’uomo seconda meta’ dell’anno. Sanofi contribuira’ con il suo antigene S-proteina Covid-19 che si basa sulla tecnologia del Dna ricombinante.

In fase preclinica c’e’ poi Altimmune, che si e’ alleata con la University of Alabama a Birmingham per lo sviluppo di un vaccino intranasale monodose che ha chiamato AdCovid. La societa’ ha comunicato l’intenzione di avviare i test sull’uomo nel terzo trimestre.

Heat Biological ha indicato entro il secondo trimestre il via alle analisi in vitro e su modelli animali per comprendere il meccanismo d’azione e il profilo tossicologico del futuro vaccino.

Lo scorso 11 febbraio pure Johnson & Johnson ha annunciato lo studio di un vaccino, ancora in fase preclinica, con il contributo di fondi pubblici e privati, con l’obiettivo di produrre “un vaccino economico per la gente su base no-profit per un uso d’emergenza”.

Vaxart, una delle prime societa’ a notificare lo sviluppo di un vaccino contro il coronavirus lo scorso 31 gennaio, ha in programma di iniziare la sperimentazione sull’uomo nella seconda meta’ dell’anno. Alla fine di marzo stava ancora selezionando 4 potenziali vaccini.

Alla corsa si e’ infine unita la casa farmaceutica Merck che lavorera’ in collaborazione con la societa’ di ricerca no profit Iavi (International Aids Vaccine Initiative). In una nota diffusa martedi’ scorso, Merk e Iavi hanno precisato che il loro vaccino sara’ creato con la tecnologia del virus della stomatite vescicolare ricombinante (rVSV) che e’ alla base del successo contro l’Ebola Zaire.