Il Coronavirus mostra il vero volto del Sud: cittadini rispettosi e onesti, mentre il Nord si da’ alla pazza gioia e prolunga la chiusura

L'Italia, che lo si voglia o meno, non è unita in questa epidemia e continuare a sfornare decreti che dettino leggi identiche da Nord a Sud è deleterio

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Ci risiamo. A Milano l’ennesima scena irrispettosa nei confronti del resto d’Italia si è verificata oggi: tutti in bici al parco Nord, questo pomeriggio, nel capoluogo lombardo. In uno dei parchi pubblici più grandi della città sono stati numerosi i cittadini che hanno deciso di andare a sdraiarsi sulle rive del laghetto a prendere il sole. In giro, per fortuna quasi tutti con la mascherina, c’erano famiglie con bambini, coppie, ma anche amici in piccoli gruppi. Non ci sarebbe nulla di male, ovviamente, se non fosse che erano davvero in troppi, e soprattutto si sono accalcati nelle vicinanze dei chioschi che vendono bibite, presi d’assalto in questa giornata primaverile di grande caldo. L’episodio arriva dopo solo due giorni dalle vergognose immagini dei Navigli affollati di persone senza mascherina, scena che ha causato l’ira del sindaco Beppe Sala.

Navigli – Milano

E tutto ciò accade proprio in Lombardia, ovvero una delle regioni più colpite e ancora davvero a rischio, a differenza di molte regioni del Sud dove l’epidemia, in base ai risultati dei primi test sierologici, è arrivata solo marginalmente. Eppure, nonostante questo, chi ha provato a far ripartire l’economia di queste regioni, come Iole Santelli, è stato letteralmente messo in croce. In merito alla decisione della governatrice della Calabria si è espresso persino il Tar, che ha bocciato l’ordinanza con la quale si decideva di far ripartire bar e altri locali pubblici,ovviamente con obbligo di misure straordinarie e distanze sociali.

Lungomare Falcomatà – Reggio Calabria

Ma, leggi a parte, verrebbe da chiedersi dove sia finito il buon senso: una regione dove il virus non circola, come la Calabria, non può provare a ripartire, con tutte le precauzioni del caso, mentre una regione ancora purtroppo piegata dall’epidemia, come la Lombardia, permette ai propri cittadini di creare assembramenti in barba ad ogni regola anti contagio. E, sempre quel buon senso, è lo stesso che doveva essere applicato ad un decreto come quello governativo, che ha previsto un’inizio di riapertura il 4 maggio, data assolutamente pessima: troppo presto per regioni come Lombardia e il Piemonte e troppo tardi per regioni come Calabria e Sicilia. L’Italia, che lo si voglia o meno, non è unita in questa epidemia e continuare a sfornare decreti che dettino leggi identiche da Nord a Sud non fa altro che piegare ulteriormente l’economia di un Meridione che ha necessità di ripartire e i cui cittadini stanno mostrando un rispetto per la vita e per le regole che smentisce, finalmente, tutti i luoghi comuni sull’essere indisciplinati e ‘fuori legge’.