I sintomi dovuti al Coronavirus non sono solo quelli più noti, e soprattutto non sono solo quelli tipici dell’influenza. Ci sono tanti piccoli campanelli d’allarme che ci possono far comprendere se il Covid-19 ha attaccato il nostro organismo. Siamo a maggio e dunque i tempi sono quasi maturi per poter tirare le somme e riuscire a comprendere cosa accade durante e dopo la presenza del virus nel nostro organismo.
Uno degli elementi che stanno emergendo in questi giorni è riferito in particolare a bambini e giovanissimi. In Lombardia, infatti, molti ragazzini risultati positivi al Coronavirus e già dimessi dall’ospedale, sono tornati del medico con un sintomo molto preciso: geloni a mani e piedi. I geloni, ovvero lesioni localizzate e reversibili dei tessuti molli, conseguenti all’esposizione al freddo intenso, si manifestano in genere in inverno e non di certo in primavera, soprattutto ad aprile. Eppure il numero di bambini arrivati dal proprio pediatra con questo tipo di infiammazione della pelle sono stati numerosi.

«Ci hanno colpito diversi dettagli, seguendo questi piccoli pazienti, che hanno un’ età tra i 10 e i 15 anni: i geloni, molto più spesso ai piedi che alle mani, erano comparsi almeno un mese prima del ricorso alle cure ospedaliere, preceduti da diversi sintomi che sembravano riconducibili ad alcune manifestazioni lievi del Covid, come dissenteria, febbriciattola, e poi, almeno due settimane dopo, i geloni. Arrivati in un periodo in cui non c’erano condizioni atmosferiche da giustificarne la comparsa. Tutto questo è avvenuto in piena pandemia Covid, e ci ha fatto drizzare le antenne – precisa Locatelli –. Abbiamo quindi effettuato prelievi sierologici a tutti e 15 i giovanissimi pazienti, per il test che dovrebbe dirci se in questi bimbi e ragazzi si è manifestata una produzione di anticorpi contro il Covid. E in tre casi abbiamo effettuato il tampone, con risultati positivi».
Per comprendere bene la dinamica dell’infiammazione nei giovanissimi è stata avviata un’indagine su un gruppo di bambini da parte dei dermatologi del Papa Giovanni, che hanno ricostruito il tipo di contatti avuti dai piccoli pazienti colpiti dai geloni: alcuni di questi hanno avuto parenti di primo grado positivi, altri ancora hanno familiari che sono operatori sanitari e che potrebbero avere avuto maggiori possibilità di entrare in contatto con il virus.
«Tutti, comunque, erano stati portati in ospedale molto tempo dopo la manifestazione dei primi sintomi, e pensiamo che, con l’ avvio della “fase 2” questi casi possano aumentare. Intanto, aspettiamo i riscontri sierologici per verificare la nostra ipotesi di connessione con il virus».
