Quando Luca Parmitano si schiantò con una cicogna e riuscì ad evitare una strage

Nel 2005 il velivolo pilotato da Parmitano si è scontrato con una cicogna riportando gravissimi danni: in quell'occasione ha rischiato la vita per non causare morti tra la popolazione

MeteoWeb

Luca Parmitano, astronauta italiano dell’ESA, è stato il primo connazionale ad effettuare un’attività extraveicolare il 9 luglio 2013, con 6 ore e 7 minuti di passeggiata spaziale, ed è stato il primo italiano al comando della Stazione Spaziale Internazionale durante la Expedition 61.

Il nome del colonnello dell’Aeronautica Militare è rimbalzato sul web nei giorni scorsi a causa di dichiarazioni rese lo scorso 25 aprile, durante la trasmissione “Petrolio”: Parmitano ha dovuto fare chiarezza e scusarsi per un errore strumentalizzato in ogni dove e in ogni salsa (soprattutto complottista), un semplice lapsus di una persona che (come non molti ricordano a quanto pare) ha rischiato la propria pelle nei cieli d’Europa nel 2005 per non causare morti tra la popolazione.

La vicenda più nota che lo riguarda è senza dubbio l’incidente del 16 luglio 2013, quando l’astronauta ha rischiato la sua di vita: a causa di un filtro intasato, la sua spaziale di AstroLuca si è progressivamente riempita dell’acqua normalmente circolante nel sistema di termoregolazione: ha rischiato l’annegamento.
Circa 90 minuti dopo l’uscita dalla ISS l’astronauta italiano si è accorto che “qualcosa non era in ordine”: il casco ha iniziato rapidamente a riempirsi di acqua, fino a pregiudicare completamente la visibilità e la possibilità di comunicazione con la Stazione. Con calma e sangue freddo, l’astronauta è riuscito a tornare alla ISS facendosi tirare dalla molla di riavvolgimento del suo cavo di sicurezza.
“Dopo aver comunicato al controllo a terra di aver completato il mio lavoro, ho sentito una specie di tocco dietro la schiena. Inclinando la testa, ho capito che si era versata dell’acqua nel casco. Chiamando di nuovo il controllo a terra, ho comunicato loro che non pensavo fosse semplicemente sudore,” ha raccontato in un’intervista rilasciata al Financial Times. “Nello Spazio, l’acqua si comporta come una massa gelatinosa. Gli ammassi d’acqua hanno iniziato ad accumularsi nel mio visore, annebbiando la visuale, e hanno impregnato le spugne degli auricolari. Avevo paura di perdere il contatto con il controllo a terra. E per rendere le cose ancora peggiori, ho dovuto ruotare il mio corpo di 180°: in alcuni punti attorno alla Stazione è necessario farlo per evitare di danneggiare le antenne della Stazione stessa”. “L’acqua cominciava a raggiungere il naso, ma non riuscivo a soffiarla fuori. Improvvisamente, non riuscivo più a vedere niente né a comunicare con il controllo e facevo fatica a respirare”. “Come pilota sperimentale dell’Aeronautica Italiana, mi ero già trovato in situazioni catastrofiche. Sapevo che rimanere calmo avrebbe fatto la differenza tra la vita e la morte”. “Finalmente, sono riuscito a rientrare. Abbiamo iniziato le procedure di depressurizzazione, che durano tra 12 e 15 minuti. Non avevo nessun contatto audio, quindi ho stretto la mano di Chris per farli sapere che stavo bene”. “Dopo aver tolto il casco, mi sono sentito enormemente sollevato. I miei colleghi mi hanno asciugato il viso: secondo le nostre stime, si era accumulato circa un litro e mezzo di acqua”.
E’ stato in seguito, grazie ad analisi approfondite, che si è scoperto che l’incidente è stato causato da un difetto della ventola che fa circolare l’ossigeno nella tuta.

Completamente diverso lo scenario dell’11 maggio 2005, quando l’Amx pilotato dall’allora capitano Parmitano si è scontrato con una cicogna riportando gravissimi danni. L’istinto, in questi casi, porta ad azionare subito il seggiolino eittabile, ma il cervello e il cuore, aiutati dall’addestramento, hanno convinto Parmitano a tentare di portare a terra il velivolo rischiando di morire. Perché? Era consapevole che il jet da cui si sarebbe catapultato poteva precipitare su zone densamente popolare dell’Europa centrale.
La potenza con cui il seggiolino a razzi Martin-Baker proietta il pilota e il seggiolino fuori dall’abitacolo rende impossibile stabilire con certezza la traiettoria del velivolo abbandonato: Parmitano ha deciso di rischiare la vita (aveva 29 anni) per non rischiare quella degli altri e si è avventurato in un rientro a terra ai limiti delle possibilità umane.
La decisione gli è valsa la medaglia d’argento.

Ecco la motivazione dell’onorificenza: “Il giorno 11 maggio 2005, durante l’effettuazione del corso di Tactical Leardership Program, il capitano Luca Parmitano, in qualità di Capo coppia e con Gregario il Mission commander di una missione estremamente difficoltosa, impattava con il proprio velivolo AMX contro un volatile di grosse dimensioni (successivamente individuato come una cicogna) sul Canale della Manica. Tale impatto, avvenuto sul blindovetro, provocava la distruzione del primo strato dello stesso, il parziale distacco del montante sinistro e l’esplosione dell’Head-Up display. In condizioni di altissima criticità, dopo avere eseguito tutte le azioni d’emergenza previste dal Check – list, non esitava a valutare la possibilità di rientrare nella base estera di rischieramento lontana, per il successivo atterraggio. Le condizioni di scarsissima visibilità esterna causate dall’impatto con volatile, la quasi totale avaria radio in ricezione date dal rumore in cabina, le precarie condizioni di aeronavigazione, seppur giustificando anche un’eventuale eiezione, non gli impedivano di mantenere nervi saldi e sangue freddo. Il Gregario, capo rischieramento del contigente italiano, avallava la decisione di tentare l’atterraggio sulla base di rischieramento e monitorava il velivolo incidentato dalla posizione di chase, prendendo il controllo delle comunicazioni T/B/T e della navigazione, lasciando al pilota in emergenza la conduzione del velivolo, che si rivelava estremamente difficile e impegnativa. L’atterraggio da lungo finale, avveniva in condizioni quasi proibitive, dovute a problemi di visuale ridottissima, in parte ovviati dai suggerimenti del chase sulle correzioni di traiettoria e a problemi aerodinamici a bassa velocità legati alla rottura del blindovetro. Il capitano Parmitano riusciva superbamente a concludere l’emergenza con l’atterraggio sulla base designata, ottenendo il plauso di tutto il contingente e dello staff aviatorie, dando lustro ed onore, dato il contesto internazionale, al reparto, All’Arma Azzurra ed alla stessa nazione italiana“.

Parmitano costretto a smentire l’ovvio: “Il mio errore è stato strumentalizzato”

parmitano

È stato portato alla mia attenzione un errore da me commesso durante un’intervista rilasciata a una trasmissione televisiva.
Nell’episodio in questione, parlando delle precauzioni prese durante il rientro dalla Stazione Spaziale Internazionale, ho erroneamente affermato che, come equipaggio, fossimo al corrente dell’inizio del contagio pandemico già a novembre.
Errare è umano, e mi spiace molto vedere che in questo caso il mio lapsus sia stato strumentalizzato“: è quanto ha affermato, in un lungo post su Facebook, Luca Parmitano.

L’errore, ha spiegato Parmitano, “è dovuto a vari fattori, e qui di seguito ne riporto alcuni:
1) a bordo della ISS non utilizziamo il calendario, ma il Coordinated Universal Time (UTC). L’anno inizia con il giorno 1 e finisce con il giorno 365, e gli eventi vengono eseguiti in base a questa pianificazione. Di conseguenza è possibile confondere un mese con un altro poiché non vi facciamo mai riferimento, ma utilizziamo il giorno UTC;
2) ricordo che, intorno alla fine della missione, parlavamo con l’equipaggio di varie crisi in corso sulla Terra. Nel ripensare agli eventi intorno a quel periodo, ho fatto confusione tra le diverse conversazioni, e nel ricordare gli eventi ho collegato le prime notizie di contagio a un contesto temporale precedente. A bordo, abbiamo appreso del contagio insieme al resto del mondo, quando le agenzie giornalistiche e le grandi testate televisive hanno iniziato a parlarne;
3) tutto questo è facilmente verificabile: le comunicazioni Terra – bordo – Terra sono soggette al Freedom Of Information Act, una legge che impone totale trasparenza e che tutte le comunicazioni siano registrate. Non è possibile ricevere informazioni riservate. Inoltre, l’idea che fossimo già al corrente di un contagio pandemico è smentita dai fatti: le operazioni di rientro della Spedizione 61 sono state svolte normalmente, senza alcuna ulteriore precauzione. Al contrario, quando la situazione pandemica si è rivelata in tutta la sua gravità, l’equipaggio rientrato dalla Spedizione 62 è stato isolato in quarantena per evitare possibili contagi.
Mi scuso, con umiltà, per l’errore e per le conseguenze (del tutto inaspettate): me ne assumo ogni responsabilità.”

Il comandante Parmitano ha dovuto precisare quanto sopra in merito a quanto riportato su numerose testate che hanno ripreso quanto affermato dall’astronauta lo scorso 25 aprile, durante la trasmissione “Petrolio” (“A bordo abbiamo un collegamento quotidiano con le verità terrestri; abbiamo accesso anche alla rete Internet; possiamo comunicare con i centri di controllo e già da novembre avevamo iniziato a seguire i primi contagi, inizialmente soltanto nei paesi asiatici, poi al mio rientro i primi contagi in Europa…“).