“Si apre la porta ad una speranza concreta e credo che per i pazienti di Sclerosi multipla (sm) si potrà avere un beneficio anche se è ancora presto per delle conclusioni definitive”. Angelo Vescovi, direttore scientifico dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo e professore dell’Università di Milano Bicocca, descrive così all’ANSA l’importanza della conclusione della fase 1 di sperimentazione del trapianto di staminali cerebrali umane in pazienti con sm secondaria progressiva.
“I risultati ottenuti sui 15 pazienti trapiantati – afferma – sono finora incoraggianti: nessuno è peggiorato o ha avuto effetti collaterali e alcuni hanno avuto effetti benefici, ma è ancora presto per collegare tali miglioramenti ad un effetto delle staminali. Tuttavia, dopo la chiusura di questo primo trial, il primo al mondo in cui sono stati trattati tutti i pazienti reclutati, le speranze sono più concrete”.
La sperimentazione di fase 2 su un campione più ampio, sottolinea, “dovrebbe iniziare al termine di un follow up di circa un anno, dunque nel 2021″. E’ questo, afferma, “l’unico esempio al mondo di cellule staminali che sono divenute un vero e proprio farmaco cellulare stabile”.

Un “fiore all’occhiello – afferma – e rendiamo queste cellule disponibili per le attività di ricerca in tutto il mondo”. Cautamente ottimista si dice dunque Vescovi: “Sugli animali – rileva – il trapianto di staminali riduce il danno della malattia e ripara le lesioni. Non sappiano se si potrà arrivare ad una guarigione completa ma sempre sugli animali si è visto che le lesioni che eventualmente ricompaiono si ripresentano dopo molto tempo e vengono riparata ad una nuova somministrazione”.
Il progetto, ha concluso, “si allargherà anche ad altre patologie come Parkinson, Alzheimer e lesioni ischemiche. Parallelamente, è in preparazione una sperimentazione clinica di Fase I sulle lesioni spinali croniche ed e’ in fase di approvazione, si pensa entro il 2020, una sperimentazione di Fase II con iniezione delle stesse cellule nel midollo spinale di pazienti SLA”.