L’ultima scoperta che può stravolgere la storia del Coronavirus: potrebbe essere passato all’uomo già ad ottobre

Aumentano le prove che indicano come la pandemia di Coronavirus sia sicuramente iniziata ben prima di quanto si pensi

MeteoWeb

La pandemia del nuovo Coronavirus che sta tenendo il mondo con il fiato sospeso potrebbe essere iniziata già nel mese di ottobre. A giungere a questa conclusione sono state le ultime ricerche sulla composizione genetica del SARS-CoV-2. A quanto pare il patogeno in questione ha fatto il salto dall’ospite iniziale agli umani tra il 6 ottobre e l’11 dicembre dell’anno scorso. Lo studio, che sta per essere pubblicato sulla rivista scientifica Infection, Genetics and Evolution di cui parla oggi il South China Morning Post, si basa sull’analisi di oltre 7.000 sequenze di genomi raccolte in tutto il mondo a partire da gennaio. Esaminando l’evoluzione delle mutazioni, i ricercatori dell’University College di Londra e dell’Università della Reunion sono riusciti a riavvolgere gli orologi molecolari fino a giungere a un punto di partenza comune, identificando così le principali mutazioni del virus, che a quanto pare ha continuato ad evolversi da quando ha fatto il salto nell’uomo.

coronavirus mondo
Credit: Johns Hopkins University’s Centre for Systems Science and Engineering

Sulla base delle informazioni della prima intera sequenza del genoma del coronavirus, che era stata pubblicata da un laboratorio a Shanghai a gennaio, e anche sulla scia di altre analisi del genoma, gli studiosi avevano già concluso che la SARS-CoV-2 molto probabilmente aveva fatto il salto verso l’uomo attraverso un animale intermedio verso novembre. Durante l’ultimo studio, però, hanno avuto accesso ad una maggiore mole di informazioni grazie a piattaforme di condivisione dei dati, riuscendo così ad esaminare l’emergere della diversità genomica nel tempo. Pur individuando variazioni nelle mutazioni e nelle fasi evolutive dei virus studiati, il gruppo di ricercatori è stato in grado di determinare il loro antenato comune più recente (MRCA), che a sua volta ha dato loro la nuova stima per l’inizio della crisi sanitaria globale.

“Queste date per l’inizio dell’epidemia sono ampiamente in accordo con le precedenti stime eseguite su sottoinsiemi più piccoli dei dati genomici di Covid-19 usando vari metodi di calcolo, anche se dovrebbero comunque essere presi con una certa cautela”, spiegano gli scienziati. In buona parte delle nazioni, tra cui Gran Bretagna, Stati Uniti e Irlanda, la diversità genetica dei campioni indica la diversità globale, suggerendo che le epidemie locali provenivano da introduzioni indipendenti del virus.

La Cina, però, ovvero il luogo dove è stata segnalata per la prima volta l’epidemia, è la principale eccezione a questo modello, perché vi si trova solo una parte della diversità globale. “La diversità genomica di SARS-CoV-2 globale che viene individuata in più paesi indica una vasta trasmissione mondiale di Covid-19, probabilmente fin dall’inizio della pandemia“, precisa lo studio. Secondo gli autori, inoltre, ben 198 siti all’interno del genoma del virus sembravano aver subito mutazioni ricorrenti e indipendenti, oltre l’80% delle quali ha causato cambiamenti a livello proteico. Le mutazioni di quattro posizioni, in particolare, sono ricorse in modo indipendente oltre 15 volte, dal che si deduce che il virus potrebbe probabilmente adattarsi ai suoi ospiti umani. Le conclusioni? Mentre il dibattito sull’origine del virus prosegue, aumentano certamente le prove che indicano come la pandemia sia sicuramente iniziata ben prima di quanto si pensi.