Un’attrice porno, uno scrittore di fantascienza e l’Oms che abbandona l’idrossiclorochina: gli studi che hanno cambiato la lotta al Coronavirus potrebbero essere sbagliati

L'Oms potrebbe aver preso una decisione drastica basandosi su una truffa: la ricerca è stata portata a termine da uno scrittore di fantascienza, da una attrice porno e da una hostess

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In Europa era stato quasi abbandonato, soprattutto a seguito di precise direttive dell’Oms. Si tratta del farmaco antimalarico scoperto negli anni ’20 del ‘900, ovvero l’idrossiclorochina, che sembrava essere diventato un valido alleato nella lotta al Coronavirus, salvo poi essere sconsigliato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla base di ampi studi pubblicati da due autorevoli riviste scientifiche: The Lancet e il New England Journal of Medicine. Secondo quegli studi, basati sui dati riferiti a “1500 pazienti in 1200 ospedali in tutto il mondo“, l’idrossiclorichina sarebbe associata con una mortalità più alta, tra i malati di Covid, e un aumento dei problemi cardiaci.

Ma qualcosa non quadra. Il quotidiano britannico Guardian ha pubblicato un’approfondita inchiesta con la quale si ribaltano le conclusioni, ma anche l’origine stessa di quegli studi. Secondo quanto si afferma nell’articolo i dati utilizzati per portare a termine la ricerca sarebbero stati raccolti da una piccola azienda con base a Chicago, la Surgisphere, che vede uno sparuto numero di dipendenti, tra i quali niente meno che una modella porno e un autore di fantascienza. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta le riviste scientifiche che avevano riportato gli studi si sono affrettate a pubblicare delle note con le quali si invitano i lettori a stare sul chi va là. Il ritiro della pubblicazione, a questo punto, potrebbe essere imminente.

Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha intanto improvvisamente annunciato di voler riprendere gli studi sul farmaco, sebbene sia da giorni che gli studi sull’idrossiclorochina erano stati abbandonati dall’Organizzazione. In realtà sull’efficacia dell’idrossiclorochina contro il Coronavirus non vi sono dunque dati che possano considerarsi definitivi. Anzi, gli studi in merito sono ancora in corso in tutto il mondo, Italia compresa, perché oltre ad essere un antivirale, il farmaco è anche anti infiammatorio e il suo impiego nelle fasi avanzate di Covid-19 potrebbe essere propizio.

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Ad ogni modo, se da un lato l’idrossiclorochina è stata quasi accantonata in Europa, negli USA se ne fa largo uso nella lotta alla pandemia che ha piegato il globo. Donald Trump in persona ne ha consigliato l’utilizzo in maniera massiccia, proponendo di assumerla quotidianamente in funzione antivirale. Non solo. Gli Stati Uniti credono così tanto nella cura a base del farmaco antimalarico che ne hanno inviato due milioni di dosi al Brasile.

Ma torniamo alla Surgisphere, la sedicente azienda che ha raccolto i dati, perché è proprio intorno ad essa che ruota il nocciolo della questione. Il suo amministratore delegato, Sapan Desai, non solo è co-autore degli studi pubblicati a sfavore dell’idrossiclorochina, ma la sua pagina Wikipedia è improvvisamente scomparsa dopo l’avvio dell’inchiesta del Guardian. Ovviamente, neanche a dirlo, la società in questione non è riuscita a fornire alcuna spiegazione plausibile alle ‘stranezze’ individuate nell’inchiesta, né tanto meno a fare luce sulla metodologia utilizzata per il suo studio. Come ha fatto a raccogliere dati in tutto il mondo? Da oltre mille ospedali, per giunta. Chi si è occupato della ricerca e degli studi?

I dipendenti della Surgisphere, secondo il Guardian, sarebbero solo sei (compresi l’attrice porno e l’autore di fantascienza) e le loro competenze scientifiche sono decisamente esigue. Il più erudito da un punto di vista scientifico sarebbe lo scrittore di testi di fantascienza, e una delle esperte di marketing è la modella porno, affiancata da una hostess esperta in eventi.

I giornalisti del Guardian si sono insospettiti sullo studio quando hanno letto il numero di morti in Australia:  Surgisphere si riferiva a dati di “5 ospedali, su 600 pazienti, 73 dei quali deceduti“. Ma fino al 21 aprile, data in cui è terminato lo studio, i morti in Australia erano solo 67, secondo il report della Johns Hopkins University. Il Guardian ha quindi contattato cinque ospedali di Melbourne e due di Sydney e a quel punto è arrivata la conferma: non sapevano cosa fosse Surgisphere.

ricerca laboratorio provetteMa la Surgisphere continua, senza dare spiegazioni, a sostenere le sue tesi: il suo database avrebbe accesso ai dati di 96 mila pazienti in 1200 ospedali in tutto il mondo, dicono. Ma non c’è alcuna prova e nessuna informazione presente su quel database è mai stata resa pubblica, tanto meno i nomi degli ospedali contattati. L’idea che si tratti di una truffa è quanto mai concreta. E l’Oms aveva preso la propria decisione basandosi su di essa.

AGGIORNAMENTO. Tre dei quattro autori dietro lo studio sui possibili effetti dannosi dell’idrossiclorochina tra i pazienti Covid-19, pubblicato sulla rivista medica Lancet, hanno ritrattato. Non ha invece condiviso la ritrattazione il quarto autore, Sapan Desai, a capo dell’azienda Surgisphere. Il professor Mandeep Mehra, l’autore principale dello studio sull’idrossiclorochina e il Covid-19, ha chiesto la ritrattazione sostenendo di non poter piu’ garantire per l’accuratezza dei dati. Il direttore della prestigiosa rivista medica, Richard Horton, si e’ detto sconvolto da quanto avvenuto: “Questo e’ un esempio scioccante di prassi disdicevole nella ricerca nel mezzo di un’emergenza sanitaria globale”.