Chi è Alex Zanardi e perchè è un modello: ci insegna a non mollare mai

Nell'incidente del 2001 l'auto di un altro pilota colpì quella di Zanardi all’altezza del muso, dove erano alloggiate le gambe, spezzando in due la Reynard Honda

  • Alex Zanardi
    Foto Getty
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Alex Zanardi, classe 1966, è nato a Bologna il 23 ottobre. Aveva quattordici anni quando il padre gli regalò il suo primo kart dando così inizio a quella che diventò la sua passione, che praticò costantemente con alcuni amici. Fu pilota non ufficiale per il team di Achille Parrilla, con il quale riuscì a conquistare il titolo italiano nel 1985. Nel 1988 esordì nella F3 italiana, con una ormai storica Dallara-Alfa Romeo. Nel ’98 corse per la squadra di Ruggero Zamagna, pilotando una Ralt-Toyota, grazie alla quale ottenne la pole position nella gara inaugurale di Vallelunga. La vittoria, la prima, arrivò nel 1990. L’anno successivo passò in Formula 3000, nella quale aveva già militato nel 1989. Le sue performance stavano per aprirgli le porte della Formula 1.

Dopo il Gran Premio del Belgio, Eddie Jordan era alla ricerca di un pilota che sostituisse Michael Schumacher, che dalla sua scuderia stava per passare alle Benetton. Zanardì debuttò al Gran Premio di Spagna, quando Jordan decise di sostituire Roberto Moreno. Jordan voleva Zanardi, ma l’instabile situazione finanziaria richiedeva ingenti sponsor che Zanardi ancora non possedeva. Il budget per disputare la stagione venne trovato solo grazie all’accordo con la Sasol, che però impose come secondo pilota Maurício Gugelmin. Fu quindi costretto a cercare un’altra scuderia e firmò un contratto con Ken Tyrrell. L’anno successivo venne ingaggiato dalla Lotus.

Nel 1997 portò a casa una vittoria nel  mondiale di Formula Kart, mentre nel 1998 prese contatti con Frank Williams per partecipare al Campionato mondiale di Formula 1 1999. Ma l’esperienza non lo entusiasmò e si allontanò dal mondo dell’automobilismo. Nel luglio del 2000 tornò negli Stati Uniti per sostenere dei test con il team di Mo Nunn. Era il 15 settembre 2001 quando Zanardi arrivò all’appuntamento europeo del Lausitzring.

Le qualifiche non vennero disputate a causa di un violento acquazzone e la griglia fu determinata in base alla posizione in campionato: era ventiduesimo ma riuscì a recuperare posizione su posizione, arrivando al primo posto. A tredici giri dalla fine, dopo aver compiuto la sua ultima sosta, uscendo dai box, dopo aver tolto il limitatore di giri, Zanardi perse improvvisamente il controllo della vettura che, dopo un testacoda, si mi posizionò di traverso lungo la pista, mentre sulla stessa linea sopraggiungevano ad alta velocità Patrick Carpentier e Alex Tagliani.

Il primo riuscì a evitare lo scontro, ma il secondo impattò violentemente: la sua automobile colpì perpendicolarmente la vettura del pilota bolognese all’altezza del muso, dove erano alloggiate le gambe di Zanardi, spezzando in due la Reynard Honda. Alex, sopravvissuto, perse per sempre le gambe, ma in quel momento – lui e il mondo non lo sapevano ancora – stava iniziando la sua seconda vita. Diventato campione paralimpico di handbike, ha collezionato 4 ori olimpici, due a Londra e due Rio De Janeiro, e 2 argenti.

Guardare in faccia la morte e ripartire con ancora più entusiasmo e voglia di vivere, senza lasciarsi abbattere. E’ questo ciò che Alex ha insegnato all’Italia e al mondo. La sorella maggiore era morta in un incidente stradale, nel 1979, ma per lui le auto e la velocità erano vita. Il 2 giugno Zanardi aveva condotto, su Rai 1, in occasione della Festa della Repubblica, ‘Storie tricolori-Non mollare mai’. Un titolo perfetto per lui, per la sua storia, per il suo passato, per il suo presente e per il futuro. Di tutti noi.