Coronavirus: perché la carica virale nei tamponi è più bassa? “L’effetto clima potrebbe giocare un ruolo”

I Coronavirus "certamente risentono molto del clima. Anche il virus della Sars scomparve nel 2004 in giugno e non è riapparso più"

MeteoWeb

L’infezione da Coronavirusè cambiata: era questo che già da un po’ di tempo avevamo osservato soprattutto nel nostro ambito. Ultimamente ci sono elementi che fanno pensare a un profilo clinico più basso”. “Abbiamo cominciato a chiederci perché e con uno studio abbiamo rilevato una differenza talmente evidente nelle cariche virali dei tamponi – più basse rispetto alla prima metà di marzo – da essere considerata molto significativa. Il motivo va approfondito. L‘effetto clima potrebbe aver giocato un ruolo“: lo ha affermato Massimo Clementi, ordinario di Microbiologia e Virologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che studia il nuovo Coronavirus da quando il suo laboratorio lo ha isolato in due pazienti che erano stati ricoverati il 29 febbraio.
Dopo il cambiamento osservato attraverso lo “studio pilota in via di pubblicazione, condotto con la partecipazione di Guido Silvestri della Emory University di Atlanta negli Usa, e basato sull’analisi di 200 campioni prelevati con tamponi naso-faringei da pazienti tutti del San Raffaele, continueremo ad approfondire con uno studio più ampio su più centri e con numeri maggiori“, annuncia l’esperto all’Adnkronos Salute.
Negli ospedali arrivano meno malati meno gravi, “noi abbiamo deciso di avviare uno studio proprio per provare a capire perché. C’era la possibilità che il virus fosse mutato, ma di mutazioni significative non ne abbiamo trovate finora. L’altra opzione è che siano intervenute differenze di ciclo biologico. Una di queste è la capacità di replicare di più o di meno. Noi abbiamo osservato questo: differenze evidenti nelle cariche virali fra i primi 15 giorni di marzo e oggi. Lo abbiamo visto adattando una tecnica qualitativa alla quantificazione del virus nei campioni naso-faringei dei pazienti“.
I Coronavirus “certamente risentono molto del clima. Anche il virus della Sars scomparve nel 2004 in giugno e non è riapparso più. C’è la possibilità che soffrano del caldo e dell’irraggiamento ultravioletto maggiore in estate, come della minore umidità. Possono essere tutti elementi che danneggiano il virus e favoriscono noi“.
Una seconda ondata però non si può escludere: “E’ possibile. Anche quello che stiamo osservando adesso è possibile sia in gran parte dovuto proprio alla caratteristica della stagionalità“. “Ma non si può dire ora se ci sarà o non ci sarà una nuova ondata” di contagi in autunno o inverno, “né se il virus sarà buono o cattivo“.

Meteo e Coronavirus, le Previsioni della Pandemia: come il clima sta influenzando il contagio [MAPPE]