Andrea Crisanti, docente dell’Università di Padova, in prima linea in Veneto nella gestione dell’epidemia da Coronavirus, non esclude un ritorno dei contagi in autunno: “La possibilità è elevata e non mi farei trovare impreparato. Bisognerà avere la capacità di intervenire anche nelle parti più remote d’Italia in maniera estremamente aggressiva, stile Vo’. Ci vogliono laboratori mobili che possano fare tamponi. Ogni piccolo focolaio, una zona rossa,” ha spiegato in una intervista al Corriere della Sera.
Sulle riaperture l’esperto afferma: “Avrei preso le due-tre regioni con più casi e avrei aspettato altre due settimane per vedere cosa succedeva. C’è troppa voglia di gettarsi tutto alle spalle e di ripartire come se non fosse successo nulla quando invece il virus non è sparito“.
Sull’indagine sierologica di Vo’ Euganeo Crisanti precisa: “Abbiamo trovato 50 persone positive al sierologico che erano sempre risultate negative ai tamponi. Questo significa che erano state infettate e avevano da tempo superato la malattia sviluppando gli anticorpi. Dai nostri calcoli il virus è entrato in Italia alla fine della prima settimana di gennaio“.
Coronavirus, Crisanti: “Prepariamoci all’autunno, ci vogliono laboratori mobili: ogni piccolo focolaio, una zona rossa”
Coronavirus, Crisanti: "Bisognerà avere la capacità di intervenire anche nelle parti più remote d'Italia in maniera estremamente aggressiva"