Coronavirus, De Donno: “Il 90% dei tamponi negativizzato col plasma, non abbiamo osservato eventi avversi né effetti collaterali”

Il plasma del paziente convalescente, ha spiegato De Donno, "è un plasma sicuro. Noi non abbiamo mai osservato eventi avversi né effetti collaterali"

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Il protocollo attuato da Mantova insieme a Pavia ha preso in considerazione l’utilizzo di plasma da paziente convalescente per il trattamento dei pazienti affetti da gravi forme di coronavirus. Nel 90% dei pazienti arruolati, circa una cinquantina, si è ottenuta la negativizzazione del tampone e una riduzione del tempo di ricovero di circa 5 giorni, con una precoce sospensione dalla ventilazione meccanica e dall’ossigeno terapia. Inoltre si è ottenuta una significativa riduzione della mortalità di circa l’11%“: lo ha affermato Giuseppe De Donno, direttore della Pneumologia e dell’Unità di Terapia intensiva respiratoria dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova, in audizione in commissione Affari sociali della Camera, in merito alla sperimentazione in atto per il trattamento dei pazienti affetti da COVID-19.
Il plasma del paziente convalescente, ha proseguito De Donno, “è un plasma sicuro. Noi non abbiamo mai osservato eventi avversi né effetti collaterali, salvo in un caso una minima orticaria. E’ merito di chi governa il mondo della donazione, la nostra linea di donatori dalla donazione in sé fino alla produzione di emoderivati è quanto di più sicuro ci possa essere“.
In Regione Lombardia abbiamo lavorato con il protocollo Mantova-Pavia cercando di dare l’opportunità ai centri che hanno bisogno di attingere plasma dalla nostra riserva. In queste ultime settimane abbiamo ceduto volentieri decine di sacche di plasma ai colleghi di Milano e di alcune zone dell’Emilia Romagna. Questo protocollo è nato in guerra, ha una potenza non altissima, 50 pazienti, ma ha dato il là ad altri studi sul plasma del paziente convalescente; è il primo protocollo registrato nel mondo occidentale“.
Abbiamo finito un incontro con il Centro regionale sangue per decidere cosa fare del plasma dei pazienti convalescenti che abbiamo accumulato tra Mantova e Pavia, oltre 300 sacche di plasma. Abbiamo deciso di tenercelo e non avviarlo in questo momento all’industria farmaceutica per essere pronti affinché questo plasma possa essere utilizzato in caso di nuove pandemie. Questo non vuol dire che in altre parte di regione si avvii una collaborazione della farmaceutica ma quella richiede più mesi e se avremo una seconda ondata a settembre, ottobre, novembre dobbiamo essere pronti e avere a disposizione il plasma“.