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Coronavirus, focolai in Campania ed Emilia Romagna: 43 positivi a Mondragone, 64 alla Bartolini a Bologna, “dobbiamo essere rapidi a spegnere gli incendi”
Occhi puntati sui focolai di Mondragone e Bologna: "Se i numeri di oggi mostrano che le cose procedono bene, non dobbiamo fare l'errore di pensare che sia già tutto finito"
Due i focolai di coronavirus su cui in queste ore sono puntati gli occhi dell’Italia: uno in Campania, a Mondragone, l’altro a Bologna.
L’Unita’ di Crisi della Regione Campania precisa che alle 18 di questo pomeriggio “i tamponi esaminati da inizio screening (sabato 20 giugno) sono stati 727. Quelli risultati positivi sono 43“. La precisazione si e’ resa necessaria considerando che il consueto bollettino quotidiano oggi riferisce di “17 positivi su 1.983 tamponi effettuati”. L’Unita’ di Crisi nella nota spiega che “i dati forniti quotidianamente, come sempre avvenuto fino ad oggi, si riferiscono alle comunicazioni alle 22 del giorno precedente”. “Abbiamo messo in quarantena tutte le palazzine. Ora devono stare tutti in casa, si devono rispettare le regole: per 15 giorni nessuno deve entrare o uscire da quei palazzi”, ha detto il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che si e’ recato in visita a Mondragone.
Intanto a Mondragone, è arrivato il contingente di 50 militari inviato dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, per rafforzare il presidio di vigilanza nell’area dei palazzi ex Cirio. Lo si apprende da fonti del Viminale. Sempre oggi, in aggiunta al dispositivo territoriale, sono stati messi a disposizione della questura di Caserta 40 appartenenti alle forze di polizia, ai quali se ne aggiungeranno altri 30 nella giornata di domani.
Al magazzino della Bartolini a Bologna, invece, tra lavoratori, familiari e conoscenti, sarebbero 64 le persone coinvolte nel focolaio. Di queste, 55 sono asintomatiche – 41 tra i dipendenti e 14 tra i familiari e i conoscenti, e 9 sintomatiche – 6 tra gli operai e 3 tra i familiari conoscenti. “Complessivamente risultano 64 persone positive- dichiara Paolo Pandolfi, direttore del dipartimento di sanita’ pubblica dell’Ausl del capoluogo emiliano. “Alle ore 12 di oggi i casi confermati tra i lavoratori dell’azienda di logistica, sono 47. Il focolaio – spiega Pandolfi – e’ confinato al reparto magazzino ed ha quindi coinvolto al momento solo magazzinieri. Si e’ poi diffuso in alcuni casi a livello del nucleo familiare o tra i contatti amicali. In totale tra familiari e conoscenti sono stati individuate altre 17 persone positive”. Dei 64 casi confermati “2 sono ricoverati in ospedale” (1 tra i dipendenti e 1 tra i familiari/conoscenti), gli altri “sono stati posti in isolamento fiduciario domiciliare“, ha affermato il direttore del dipartimento di sanita’ pubblica dell’Ausl di Bologna.
L’attivita’ di contact tracing “ha prodotto l’esecuzione di 138 tamponi ai quali si aggiungono i 190 in esecuzione oggi. L’attivita’ di contact tracing “ha prodotto l’esecuzione di 138 tamponi ai quali si aggiungono i 190 in esecuzione oggi. Allo stesso tempo – ha concluso Pandolfi – sono stati disposti complessivamente 130 isolamenti fiduciari domiciliari tra i contatti stretti che sono stati evidenziati nel corso delle inchieste epidemiologiche”.
“I focolai alla Bartolini e a Mondragone inquietano: dobbiamo essere rapidi a individuare e spegnere gli incendi”, ha detto all’Adnkronos Salute il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco, che sottolinea comunque “come in questi casi sia emersa finora una buona efficienza e la capacità di rilevare e contenere i focolai. Ma, dai e dai, il rischio che il virus sfugga c’è”. “Se i numeri di oggi mostrano che le cose procedono bene, non dobbiamo fare l’errore di pensare che sia già tutto finito. Il virus c’è ancora, dunque il mio invito è quello di essere ottimisti ma prudenti – dice Pregliasco – Continuiamo a comportarci con attenzione e buonsenso, anche perché le indagini ci dicono che anche in una zona fortemente colpita, come Bergamo, solo il 21% è entrato in contatto con il virus. Manteniamo, dunque, una vigile attenzione”, conclude, sottolineando che è ancora troppo presto per “gettare la mascherina alle ortiche”.